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Mediorientale
martedì 22 marzo 2011 -  commenti

RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE CON MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' DAL MEDIORIENTE:



Sintesi degli argomenti:

La condanna dell'ex presidente di Israele, Moshè Katzav, a 7 anni per stupro e molestie sessuali. Il parere (di minoranza) del giudice a favore di uno sconto della pena perchĂ© la gogna mediatica alla quale è stato sottoposto Katzav era da considerarsi parte della condanna.

L'intervista di Netanyhau alla CNN sulla situazione mediorientale, Libia, rivolte dei paesi mussulmani.

Tumulti anche in uno dei peggiori regimi, la Siria, di cui poco si sa per via della fortissima censura.

Che cosa accadrĂ  a Israele, che si trova geograficamente in mezzo allo straordinario movimento rivoluzionario che investe il Nord Africa e il Medioriente?
E' un'occasione o un rischio per l'unica democrazia dell'area?
Quali sono le possibili ripercussioni sul conflitto israelo-palestinese e chi saranno i nuovi interlocutori di Europa e America a fronte dei nuovi assetti geopolitici?
Sono questi i principali interrogativi al centro del convegno "Israele di fronte alla rivoluzione dei paesi musulmani: speranza o pericolo", promosso dall'associazione SUMMIT, presieduta da Fiamma Nirenstein, che si è svolto lunedì mattina alla Sala delle Conferenze della Camera dei Deputati. Oltre 200 persone hanno assistito a quattro ore di conferenza, suddivisa in 3 sessioni.

Vi proponiamo intanto la registrazione audio del convegno, suddivisa per interventi:

RIASCOLTA L'AUDIO:



http://www.radioradicale.it/scheda/323801/israele-di-fronte-alla-rivoluzione-dei-paesi-musulmani-speranza-o-pericolo

Fra speranza e preoccupazione, con un’Europa spaccata in due di fronte alla guerra e all’emergenza umanitaria in Libia, numerosi analisti e politici, italiani e internazionali, si sono confrontati per cercare di dare delle risposte a queste domande cruciali. [Segue...]

GUARDA LE FOTO:



RASSEGNA STAMPA:

"Il dibattito: ecco perché il Raìs deve cadere. L'Europa sia leader nel Mediterraneo e protegga Israele", di Fabio Perugia, Il Tempo, 22 marzo 2011

"Così la primavera araba spinge Hamas a rispolverare la violenza", di Marco Valerio Lo Prete, Il Foglio, 23 marzo 2011

"Si chiama 'islamonazionalismo' l'incubo che spaventa Israele", di Enrico Singer, Liberal, 23 marzo 2011

Il Giornale, 19 marzo 2011

Siamo a una bella svolta, cerchiamo di non averne paura. Si muovono le portaerei nel Mediterraneo, la Nato si organizza, le basi militari sono in agitazione. La strada della no fly zone e dell’estromissione di Gheddafi dalla tavola delle Nazioni dopo le sue azioni sanguinose di questo ultimo mese e dopo la parole di pazzesca minaccia, ha fatto il suo corso, e oggi ne siamo parte integrante. Anche il Parlamento italiano tutto, nelle sue Commissioni esteri e difesa convocate d’urgenza, ha ratificato la scelta del governo. Ai tempi della Serbia, nel ’99, il governo si mosse senza chiedere il permesso a nessuno.
La scelta è maturata lentamente, con sofferenza, con i soliti tentennamenti di Obama, con l’Europa spaccata a metà, fra guasconate francesi e atteggiamenti troppo astuti e alla fine melensi della Germania. Poi tutti sono arrivati a decidere insieme che con Gheddafi non si può andare avanti. [...]

Libya: some good reasons to do it

Il Giornale, 19 march 2011

We are at a great turning point, and we must not be afraid. Aircraft carriers position themselves in the Mediterranean, NATO organizes itself, and military bases are on the move. The road of no-fly zones and of ousting Qaddafi from the table of nations after his last month bloody actions and after his crazy threats, has run its course, and today we are an integral part of the fight against him. Even the entire Italian Parliament confirmed the government’s decision by holding urgent meeting of its foreign and defense committees. During the bombing of Serbia in 1999, the government moved without asking anyone's permission.  [...]

CONVEGNO





1. Un futuro di pace o

    una prospettiva di guerra?

 

Presiede:

GIANCARLO LOQUENZI

Direttore de l’Occidentale

 

Ne discutono:

BENNY MORRIS

UniversitĂ  Ben Gurion

GUIDO CROSETTO

Sottosegretario Ministero della Difesa

KHALED FOUAD ALLAM

UniversitĂ  di Trieste

FERDINANDO ADORNATO

Deputato UDC, direttore di Liberal

CARLO PANELLA

Giornalista e scrittore


2. I riflessi sul conflitto

    israelo – palestinese

 

Presiede:

STEFANO FOLLI

Editorialista de Il Sole 24 Ore

 

Ne discutono:

PINHAS INBARI

Jerusalem Center for Public Affairs

FIAMMA NIRENSTEIN

Giornalista e scrittrice, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

LUCIO CARACCIOLO

Direttore di Limes

MARIO SECHI

Direttore de Il Tempo

 3. Europa e USA: alla ricerca di nuovi equilibri

Presiede:

FIAMMA NIRENSTEIN

 

Ne discutono:

YOSSI KUPERWASSER

Direttore generale del Ministero per gli Affari Strategici d’Israele

MARGHERITA BONIVER

Presidente della Commissione bicamerale Schengen, Europol, Immigrazione 

ROBIN SHEPHERD

Henry Jackson Society

MARTA DASSU’

Aspen Institute Italia, direttore di Aspenia

PIERLUIGI BATTISTA

Editorialista de Il Corriere della Sera

GIANNI VERNETTI

Deputato API, giĂ  Sottosegretario agli Esteri

Si prega di confermare la presenza: nirenstein_f@camera.it.
Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca

Egitto, Nirenstein: nuovi spunti di riflessione con audizione Tarek Heggy alla Camera

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

“In una seduta odierna da me presieduta, la Commissione Esteri ha potuto godere di uno straordinario aggiornamento sulla situazione egiziana in particolare, e sullo stato delle rivolte dei paesi musulmani in generale: è infatti intervenuto in audizione il prof. Tarek Heggy, un intellettuale dissidente egiziano, autore di decine di libri, sempre in prima linea in questi anni per una battaglia di libertà.
Heggy, un musulmano laico, da sempre alleato della minoranza copta perseguitata, ha annunciato la formazione di un partito, che correrà alle prossime elezioni, fondato su tre pilastri: il rifiuto dell’ideologia, il rispetto di tutte minoranze e i diritti per le donne. “Un partito per coloro che oggi non sono rappresentati in Egitto”, ha detto ai parlamentari riuniti per ascoltarlo.
Heggy ha dichiarato di ritenersi fiducioso circa la possibilità che la democrazia attecchisca particolarmente in Egitto, che il fondamentalismo islamico possa essere battuto e che l’esercito abbia il buon senso di lasciare spazio a una forma di democrazia parlamentare.
La sua determinazione e il suo ottimismo hanno aperto uno squarcio positivo sulle rivoluzioni in corso e suscitato da parte dei parlamentari una quantitĂ  di domande.
Sono particolarmente lieta di averlo ospitato insieme alla Commissione Esteri”.
Roma, 15 marzo 2011

Egypt, Nirenstein: interesting reflections raised by Tarek Heggy's hearing at the Chamber of Deputies 

Statement by Fiamma Nirenstein, Vice president of the Foreign Affairs Committee, Italian Chamber of Deputies

(ASCA) - Roma, 15 March -''In a meeting today chaired by me, the Foreign Affairs Committee has been able to enjoy a great update on the situation in Egypt and more in general on the state of the revolts of Muslim countries: in fact we had the chance to hear prof. Tarek Heggy, an Egyptian dissident intellectual, author of dozens of books, always at the forefront in recent years for a battle for freedom". This was declared in a statement by Fiamma Nirenstein (PDL), Vice-Chairman of the House Foreign Affairs Committee.
''Heggy, a secular Muslim, who has always been an ally of the persecuted Coptic minority, has announced the formation of a party that will run in the upcoming elections, based on three pillars: rejection of ideology, respect for minorities and rights for women - Nirenstein continues -. A party 'for those who are not currently represented in Egypt', he told the MPs gathered to hear him".
"Heggy said to consider himself confident about the possibility 'that democracy take root in Egypt, that the fundamentalist Islam can be beaten and that the army will have the good sense to pave the way for a new form of parliamentary democracy. His determination and his optimism has opened a gash on the positive revolution in progress, and raised by parliamentarians a quantity of questions. I am particularly pleased to have hosted him with the Foreign Affairs Committee''.

Mediorientale
lunedì 14 marzo 2011 -  commenti

RIASCOLTA LA TRASMISSIONE SU RADIO RADICALE SULL'ATTUALITA' DAL MEDIORIENTE:

Il Giornale, 13 marzo 2011

Come raccontare l’attacco bestiale portato ieri a una famiglia del villaggio di Itamar in Samaria, una delle storie di ordinario terrorismo palestinese, uno dei piĂą feroci del mondo, sempre puntato su famiglie, gente inerme, donne, bambini, che i media poi chiamano “coloni”, a giustificazione degli assassini? Eppure ecco per l’ennesima volta l’orrore di quello che è accaduto ieri: una ragazzina di 12 anni partecipa fino a mezzanotte ad un’attivitĂ  scoutistica con i suoi coetanei nel suo villaggio, Itamar, in Samaria, dove vivono 100 famiglie circa. Torna a casa e bussa alla porta. Nessuno risponde. Quello che vedrĂ  entrando con l’aiuto del vicino è sua madre, suo padre, i suoi tre fratelli di 11 e 3 anni e di due mesi con la gola tagliata, morti. Altri due fratellini di 6 e di 2 anni sono riusciti a fuggire e lei se li tiene abbracciati mentre arrivano inutili ambulanze, inutili squadre di polizia. [...]

Itamar massacre: the result of the culture of hatred

Il Giornale, 13 March 2011

How can a normal human being tell the story of yesterday’s horrific attack on a family in the village of Itamar, Samaria, just one of the many stories of ordinary Palestinian terrorism? Here we find the confirmation that Palestinian terrorism is one of the fiercest kinds in the world, always aimed at families, defenceless people, women and children that the media then label “settlers”, in order to justify the assassins? Yet last night we witnessed untold horrors for the umpteenth time: a 12 year-old girl takes part with other friends in a scouting event until midnight, close to her village, where around 100 families live. She arrives home and knocks on the door. Nobody answers. When she goes inside with the help of her neighbour, what she sees is her mother, her father, her three brothers (respectively 11, 3 years and 3 months old) all slaughtered with their throats cut. Two other little brothers, aged 6 and 2, had managed to escape; she holds them close to her as the pointless ambulances and pointless police teams arrive. [...]

Il Giornale, 12 marzo 2011

E’ la nostra fantasia a suggerirlo, ma ci sembra di vedere re Abdullah ieri, alla fine di una giornata difficile, che trasporta il suo corpo ottuagenario (ha 87 anni) e i suoi bianchi veli svolazzanti fino all’ospedale saudita dove è ricoverato, suo ospite, l’ex rais di Tunisia Zine el Abidine Ben Alì e gli dice: “Vedi, dovevi fare come me: grandi donazioni alla popolazione, la polizia che fa sul serio, e torna la calma”. Infatti, può darsi che non sia detta l’ultima parola, ma certo la monarchia saudita deve aver tirato un respiro di sollievo dopo il fallimento, ieri, del “Giorno della Collera”. Indetto dai social network e ricco di 30mila adesioni su Facebook, dopo tanta preparazione ha visto soltanto duecento coraggiosi nella cittĂ  di Hofuf, nella regione orientale dell’Arabia Saudita dove era stato arrestato un riverito imam sciita, Tawfik al Amer. [...]

Il Giornale, 9 marzo 2011

Attenzione che la paura di appari­re come Bush non ci faccia diven­tare dei Chamberlain. Per ora, questo è il grande rischio di Oba­ma che, a forza di cercare chiarez­za e legittimitĂ , ci fa sprofondare nella confusione. L’Europa, dato che la Francia e l’Inghilterra vor­rebbero una nuova risoluzione dell’Onu per autorizzare le opera­zioni, non aiuta a fare chiarezza. Ma c’è un punto solo che si distin­gue anche da lontano nella grande confusione concettuale e politica che circonda ormai la questione libica, ed è rosso sangue. I ribelli libici non stanno vincendo, si può dire eufemisticamente: nelle battaglie di ieri Ben Jawad è stata presa, Misurata è circondata di carri armati di Gheddafi, Zawiyah sembra sia stata bombardata dall’aria, e il pozzo petrolifero di Ras Lanuf è stato a sua volta preso di mira dai Mig del rais. Di Tripoli, casamatta del capo, non si parla nemmeno, se non per dire che la polizia di Gheddafi mantiene un rigido e minaccioso controllo della cittĂ . [...]

Il Giornale, 6 marzo 2011

Anche quando il mondo arabo si batte per un futuro diverso il problema sembra sia far fuori Israele

C'è qualcosa che ci impedirĂ , consegnandoci ciecamente all'ignoto, di capire dove conducono le onde della piĂą grande rivoluzio­ne dopo quella anticomunista cui abbia assistito il nostro mondo. É un dannato stupido pregiudizio che ha colori diversi, toni sganghe­rati e toni paludati, che si nutre di menzogne naziste o di raffinate ideologie pacifiste o di luoghi co­muni, ma che ha un focus strategi­co unico: dare addosso a Israele e immaginare che il conflitto con i pa­­lestinesi sia il vero problema del Medio Oriente. Non la libertĂ  dei popoli, o il loro benessere, o il loro progresso verso la modernitĂ . No. Israele, che deve essere spazzata via dalla mappa. Questa invenzione è stata sem­pre l'arma migliore per i vari rais, da Saddam a Gheddafi ad Assad e in Iran per Ahmadinejad. E adesso, ci siamo di nuovo. L'alibi Israele è di nuovo l'arma di consenso che può stravolgere ogni processo di moder­nizzazione. I Fratelli Musulmani di fatto hanno riproposto la loro can­didatura ufficiale in Egitto quando lo sceicco Yusuf Qaradawi ha pro­posto a un milione di persone sulla piazza Tahrir la presa di Gerusa­lemme. Urla di gioia, e nessuno che in Occidente abbia sollevato un so­pracciglio. [...]

The anti-Semitic poison that suppresses the wish for freedom

Il Giornale, March 6, 2011

There is something that will prevent us, consigning us blindly to the unknown, to understand where the waves of the greatest revolutions since the anti-communist ones that our world has seen will lead. It is a damn stupid bias that has different colors, incoherent and bombastic tones, which feeds on Nazi lies, refined pacifist ideologies or simply cliches, but that has a sole strategic focus: to bash Israel and to imagine that the conflict with the Palestinians is the real problem in the Middle East. Not the freedom of peoples, or their well-being, or their progress toward modernity. No. Israel, which must be wiped off the map. This invention has always been the best weapon for various dictators, from Saddam to Qaddafi and from Assad to Ahmadinejad in Iran. And now, here we go again. Using Israel as an excuse is again the weapon of consensus that can disrupt any process of modernization. The Muslim Brotherhood, in fact, have presented again their official candidacy in Egypt when Sheikh Yusuf Qaradawi suggested to a million people in Tahrir Square the conquest of Jerusalem. Shouts of joy, and no one in the West raised an eyebrow. [...]

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

“Assistiamo oggi all’ennesima dimostrazione dell’incoerenza e della totale inefficienza dell’ONU come garante della difesa dei diritti umani nel mondo: oggi infatti viene ufficializzato l’ingresso dell’Iran nella Commissione per la Condizione femminile (Commission on Status of Women, Csw), il principale organismo ONU dedicato ai diritti delle donne.

La presenza dell’Iran nel Csw è frutto di un vergognoso baratto avvenuto nell’aprile scorso, quando il paese degli ayatollah era candidato al Consiglio per i Diritti Umani e solo una dura e onorevole battaglia dei paesi democratici, tra cui il nostro, impedì all’ultimo minuto che questo accadesse. Quello che per tutti questi mesi si è ignorato è che la rinuncia dell’Iran a quel seggio fu ricompensata con un mandato di 4 anni nel Csw, un’istituzione dedicata alla “parità di genere e all’avanzamento della condizione delle donne nel mondo”, come recita il suo statuto.

Così, mentre l’ordinamento giuridico iraniano, fedele alla Sharia e quindi poligamico, prevede la lapidazione per le adultere, punisce, in quanto atto contro la morale pubblica, le donne che non indossano il velo, e non sanziona il delitto d’onore, all’Onu sarà proprio questo paese a monitorare il rispetto dei diritti femminili nel mondo, come hanno fatto nello scorso mandato altri autorevoli membri quali la Cina, che pratica l’aborto selettivo, o il Pakistan, dove l’acidificazione delle donne è pratica comune.

Quando arriverà il momento in cui ci decideremo a fare i conti con il continuo paradosso delle dinamiche onusiane, che proteggono i violatori dei diritti umani con la nostra connivenza ad assurde maggioranze automatiche?”.

Roma, 4 marzo 2011

Il Giornale, 2 marzo 2011

«When you have to shoot, sho­ot, don’t talk» dice Eli Wallach in "Il buono, il brutto e il cattivo", mentre fa fuori l’as­sassino che era venuto per ac­copparlo e invece si è perso in inutili minacce. La parabo­la non ha niente di feroce, è solo realistica: noi parliamo e parliamo e intanto i destini si compiono. Anche i destini di giovani, donne, bambini innocenti, se non viene fermato il tiranno determinato a sedersi sul cumulo delle loro vite. Anche adesso che, dopo un biennio di tentennamenti obamiani, gli Usa cercano di mostrarsi decisi di fronte alla rivolta del mondo arabo, Hillary Clinton ha cercato tuttavia di esorcizzare la memoria recente di un’America troppo interventista dicendo e negando, volendo e rifiutando. Intervenire sì, ma con juicio, fermare Gheddafi, ma senza armi. La Clinton sa bene che uno dei motivi principali dell’elezione stessa di Obama è sempre stata la sua violenta contrapposizione alla figura di George W. Bush e al rifiuto del tema dell’esportazione della democrazia sulla punta della lancia. [...]

The dangerous doubts of the U.S. administration

Il Giornale
, March 2, 2011

“When you have to shoot, shoot, don't talk,” said Eli Wallach in "The Good, the Bad and the Ugly", as he guns down the murder who had come to bump him off and who instead, lost himself in unnecessary threats. The parable is not fierce, it's just realistic: we talk and talk and meanwhile, destinies are fulfilled. And also those of young people, women and innocent children, if the tyrant who is determined to sacrifice their lives is not stopped. Even now that, after two years of Obamian hesitations, the U.S. has been trying to appear determined in the face of the revolts in the Arab world, still Secretary of State Hillary Clinton has sought meanwhile to exorcise the recent memory of a too interventionist America, by saying one thing and denying another, wanting one outcome and rejecting the other: to intervene yes, but with good judgment, to stop Qaddafi, but without weapons. Clinton knows well that one of the principle reasons of Obama's election was his violent opposition of George W. Bush's figure and the refusal of the idea of the exporting democracy on the tip of the spear. [...]

Il Giornale, 28 febbraio 2011

Mentre metĂ  del mondo grida «libertĂ !», chi poi decide fino in fondo, in base ai criteri della governance mondiale che ci siamo costruiti, sono sempre coloro che la libertĂ  non sanno nemmeno dove stia di casa, ma conoscono be­nissimo invece l’indirizzo dell’Onu, dove agiscono da padroni or­mai da decenni. In questo caso parliamo della Cina che, insie­me alla Russia, altro Paese che campione di libertĂ  non risulta davvero, è riuscita a influenza­re le sanzioni che il Consiglio di sicurezza ha votato per cercare di bloccare la mattanza di Gheddafi. Mentre la vendita di armi è bloccata, bloccati i beni degli otto figli del raìs e bloccati i movimenti di alcuni personag­gi vicini a Gheddafi e ritenuti quindi pericolosi, solo dopo molti sforzi sulla Cina si è potu­to o­ttenere che la risoluzione ri­ferirĂ , come richiesto dai Paesi occidentali, al Procuratore del­la Corte Penale Internazionale; e a causa della Russia, il testo ri­chiamerĂ  l’articolo 41 che met­te fuori gioco ogni misura che richieda l’uso di forze armate o di interposizione. [...]

di Fiamma Nirenstein
Tratto da Il Foglio, 24 febbraio 2011: "Sotto la piazza l'abisso? Sguardi preoccupati di esperti davanti al vuoto lasciato dal rais"

Se le rivoluzioni, gigantesche e sconosciute, che fanno dei Paesi islamici una promessa e una minaccia, falliranno sarĂ  perchĂ© i giovani oggi in piazza (chiunque essi siano e comunque la pensino, muoiono per la libertĂ ) avranno dovuto pagare un triste tributo a quelli stessi dittatori che hanno cacciato via. L’insistente domanda che poniamo a noi stessi, e che molti smussano invocando i nuovi idoli dei social network, è quanto la destituzione dei tiranni arabi possa condurre a una societĂ  moderna, democratica, insomma a noi non aliena e nemica.

Le società mussulmane possono farlo: i giovani ottomani negli anni fra il 1830 e il 1850, all’inizio con riluttanza, poi con slancio, impararono almeno una lingua europea, viaggiarono, divennero i portabandiera del desiderio di dare al loro Paese, da patrioti liberali, un governo istituzionale e parlamentare nel quale vedevano il talismano del successo europeo. [...]

L'Iran a Suez: ecco il dopo Mubarak
mercoledì 23 febbraio 2011 -  commenti

Il Giornale, 23 febbraio 2011

Guardiamole bene quelle due navi iraniane che sono entrate alle quattro del pomeriggio nel nostro Mediterraneo. E’ uno spettacolo del tutto nuovo, ed è tutto dedicato a noi europei, israeliani, americani, è stato messo in scena per farci digrignare i denti: dal 1979 l’Egitto non lasciava passare dal suo prezioso corridoio le navi dell’Iran khomeinista, il Paese della rivoluzione sciita integralista e nemica acerrima del potere sunnita, se non di quello estremista di Hamas, dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda e altri compagni del genere. Adesso, invece, ecco il primo gesto dell’Egitto post-rivoluzionario: visto che l’alleato americano, il piĂą fedele amico, si è scansato appena la folla si è messa in marcia, il nuovo-vecchio potere militare immagina prudentemente nuove alleanze, meglio non litigare con Ahmadinejad che riempie infatti di lodi la rivoluzione egiziana. Anche i Sauditi, anch’essi leader del mondo sunnita anti-sciita, non hanno mai avuto simpatia per l’Iran khomeinista, al contrario. Anzi, ultimamente si sono battuti per difendere Mubarak: il re Abdullah ha fatto una telefonata durissima a Obama per dirgli di non umiliare il suo amico. Ma il presidente americano invece l’ha abbandonato, ed ecco che anche i sauditi tastano nuove possibilitĂ  strategiche: le navi iraniane hanno fatto scalo, sembra, dal porto saudita di Jedda. [...]

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