*
*
venerdì 24 ottobre 2014, ore 20:46 , utenti connessi :
Appuntamenti Appuntamenti
  Home page    I libri    Biografia    Video    English    Mailing List
Gli ebrei rischiano ancora il genocidio
giovedì 27 gennaio 2011 -  commenti

Il Giornale, 27 gennaio 2011

Non basta ricordare la barbarie nazista: anche oggi c’è chi minaccia Israele di distruzione di massa Se si vuole che il massacro del Ghetto di Varsavia non ritorni mai più, bisogna agire di conseguenza

Non possiamo più celebrare il Giorno della Memoria semplicemente ricordando, sia pure con tutto il cuore e la migliore buona volontà. Questo è un Giorno della Memoria di battaglia. L’illusione che la storia del mondo marci progredendo, ci ha illuso che “mai più” non fosse un auspicio, ma una constatazione. Invece, è una battaglia durissima. L’Onu, nato sulle ceneri della Shoah, è stato innanzitutto costruito per garantire che la politica o l’incitamento per il genocidio siano proibiti secondo la legge internazionale. Le convenzioni dell’Onu contro il genocidio lo prevedono. Ma nella realtà, abbiamo visto cos’è accaduto in Cambogia, in Darfur, in Rwanda, abbiamo visto i tentativi di genocidio in Tibet e in Bosnia... Quanto all’incitamento, ormai è cibo quotidiano, e basterebbe un tribunale internazionale per giudicarlo come di dovere, ma nessuno lo fa. [...]


The Jews run the risk of another genocide

Il Giornale, 27 January 2011

We can no longer celebrate Holocaust Remembrance Day simply by remembering, albeit from the depths of our hearts and with the greatest of goodwill. This Holocaust Remembrance Day must be lived in a fighting spirit. The illusion that the history of the world is marching in progress deluded us into believing that “never again” is not just a hope but a statement of fact. But it is indeed a very tough battle. The UN, born from the ashes of the Shoah, was, first and foremost, set up to guarantee that genocide policies or instigation to genocide would have been prohibited by international law. This is provided for in the UN conventions against genocide. But as a matter of fact, we have seen what has happened in Cambodia, in Darfur, in Rwanda... We have witnessed genocide attempts in Tibet and in Bosnia... As far as instigation is concerned, it has become par for the course, and all that is actually needed would be an international court prepared to pass fair sentences. But nobody lifts a finger. [...]

Il coraggio di dire che l’antisionismo è antisemitismo

Il Giornale, 24 gennaio 2011

È un evento straordinario il nuovo libro di Pierluigi Battista "Lettera a un amico antisionista" (Rizzoli, pagg. 120, euro 17,50). Le élite europee e americane si sono contagiate le une con le altre in un demente biasimo per Israele, in cui non esiste né logica né storia, ma da cui, paludata di studi, numeri, belle parole e mezze parole, esce l’idea che Israele sia un Paese che sarebbe meglio non esistesse. Anzi, che forse domani non esisterà. Anzi, che verrà distrutto. Battista distrugge invece la perversione intellettual-politica di massa dell’odio antisionista in cinque brucianti capitoli e la rivela per quello che è: antisemitismo. Ed ecco l’eccezionalità del lavoro di Battista: si contano sulle dita di una mano gli intellettuali non ebrei che abbiano sistematizzato lo scandalo dell’odio per Israele che appesta il mondo, l’Onu, l’Unione Europea, e li riduce a un circo di bugie; che salvaguarda i violatori dei diritti umani; che non si occupa del colpo alla nuca in Cina o dello sterminio in Sudan, e condanna, chiamandoli con compiaciuta pornografia «nazisti», i check point israeliani che evitano gli attacchi terroristici. [...]


The courage to admit that anti-Zionism is anti-Semitism
Il Giornale, 24 January 2011

In his latest essay, Pierluigi Battista, Italian chief columnist for "Corriere della Sera", meets all the prejudices against the Jewish people and the Jewish State head on. Those who lash out against Israel then have nothing to say about what’s going on in China and in the Darfur.

The new book of Pierluigi Battista "Lettera a un amico antisionista" (Letter to an anti-Zionist friend) (Rizzoli, 120 pages, € 17.50) is an extraordinary event. The European and American élites are competing with each other in a crazy, unprecedented and illogical spiral of criticism against Israel. This is aimed at giving the idea, embellished by studies and numbers and clothed in fine words and nebulous statements, that Israel is a country which has no right to exist. And actually tomorrow it might not exist, as so many want to destroy it Battista, in contrast, destroys this intellectual/political mass perversion of anti-Zionist hate in five burning chapters, revealing it for what it is: anti-Semitism. [...]

Il Giornale, 21 gennaio 2011

Nel vertice con Hu Jintao il presidente adotta toni moderati sui diritti umani. Un rapporto svela che il tema non è in cina all'agenda del leader progressista.

Ci fa piacere, e ha fatto piacere a tutto il mondo, che Obama si sia ricordato durante il cerimonioso e anche economicamente promettente incontro con Hu Jintao che un presidente americano che non si ricordi dei diritti umani non è degno di chiamarsi tale. Il Difensore della democrazia che dimentichi il Dalai Lama non risulta credibile per nessuno, e tantomeno, poi, se è stato insignito di un Premio Nobel per la Pace sia pure ante litteram.
Condanne a morte seriali dopo processi inesistenti, aborto forzato, torture indicibili come quelle subite dal dissidente avvocato Gao Zhinsheng, per non parlare di quel che passa, lui e la sua famiglia, il Premio Nobel Xiaobo. Ma Obama, che al contrario di Bush che sui diritti umani non la mandava a dire a nessuno e che al Dalai Lama rese gli onori di un Capo di Stato, ha sempre avuto, nessuno glielo nega, una forte sensibilità sociale e politica, ovvero un ascolto per il Terzo Mondo e l’Islam, tipico della sinistra mondiale: meno gli importa, apparentemente, della sofferenza causata dalla mancanza di libertà, specie quando occuparsene troppo mette in forse rapporti che Obama vede come essenziali della sua nuova politica estera, conciliatoria, a volte buonista. [...]

Il Giornale, 19 gennaio 2011

L’ultimo arruolato è un avvoltoio, e ce lo garantisce la stampa Saudita. Il Mossad lo ha spedito nei cieli del regno per fare la spia, prova ne è (quale controspionaggio fantastico hanno da quelle parti) che il volatile porta un braccialetto con scritto “Tel Aviv University”.
Di recente il Mossad ha arruolato parecchi animali: c’è lo squalo che davanti alla costa del Sinai azzanna solo i turisti non israeliani. Mica è scemo a mordere i suoi. Serve a rovinare il turismo e quindi l’economia egiziana. Ci sono i topi che invado a Gerusalemme est le case degli arabi e solo quelle: le abitazioni degli ebrei godono di derattizzazione preventiva.
C’è poco da ridere: le teorie della cospirazione sono puro incitamento all’omicidio e devastano la mente araba riempiendola di cretinate, lo spiega anche Fouad Adjami, eminente studioso libanese. Diffuse senza sosta da tv e giornali, sostenute da imam e politici, ecco le ultime imprese del Mossad: la strage dei Copti ad Alessandria e quelle in Iraq per sollevare i cristiani contro il mondo islamico; il lavoro della Corte Internazionale che individua negli Hezbollah i colpevoli dell’assassinio del presidente Rafik Hariri nel 2005, per sovvertire il Libano; la divisione del Sudan, per togliere al mondo islamico il predominio dell’Africa; gli scontri in Yemen; le persecuzioni dei palestinesi in Iraq; un progetto di Israele di distruggere la Moschea di al-Aqsa e costruire un Terzo Tempio sulle sue rovine. Questa la riporta il quotidiano ufficiale dell’Autorità Palestinese definendo il piano “un complotto satanico”. Quello solito, come quando gli ebrei hanno distrutto le Twin Towers, o, questa è la più trendy, hanno creato Al Qaeda. Ma, scusate, e un bravo psicanalista?

Il Giornale, 13 gennaio 2011

Un sito antisemita legato al Ku Klux Klan pubblica l’elenco degli italiani filosionisti. Ed è la prova che neanche la Shoah cancella il razzismo.

Quando Ilan Halimi scomparve il 21 gennaio 2006 dal negozio dove lavorava, si indagò per ogni dove: una pista di donne, una di droga, una di sporchi commerci. Nessuno cercò quel ragazzo ebreo di 24 anni dove avrebbe dovuto cercarlo: in una banlieue dove per 24 giorni un gruppo di estremisti islamici antisemiti lo torturò fino a ucciderlo. Stavano uccidendo il loro ebreo, lo credevano ricco quel commesso di un negozio di forniture elettroniche, chiedevano un riscatto impossibile per una mamma che ho abbracciato quando mi ha detto: «Nessuno mi ha creduto quando spiegavo che dovevano seguire la pista antisemita». Eppure già si assalivano nelle strade di Europa le ragazze con la stella di David al collo e gli uomini con la kippà, già si gridava «Hamas hamas gli ebrei al gas» nelle strade di Londra e di Berlino, le edizioni del Mein Kampf e dei Protocolli dei Savi di Sion vomitate sui mercati europei da importatori mediorientali diventavano popolari come le serie televisive in cui un ebreo faceva togliere gli occhi a una bambina musulmana per trapiantarli su un ragazzino ebreo. Già si sapeva che gli incidenti antisemiti insieme, e mai disgiunti per il modo e per il contenuto, da quelli antisionisti, crescevano fino a superare quelli precedenti al 1939, e che da noi il 54% degli italiani pensa qualcosa di poco piacevole degli ebrei. [...]

Too bad for the Anti-Semites. Being Jewish is great!

Published on Il Giornale daily, January 13, 2011
by Fiamma Nirenstein

When Ilan Halimi disappeared on 21 January 2006 from the shop where he worked, countless lines of investigation were followed: women, drugs, shady business deals. But no-one searched for that 24-year-old youth where they should have done: in a suburb, tortured for 24 days, and ultimately killed, by a group of Islamic anti-Semitic extremists. They were killing their Jew. They thought that this sales assistant in an electronics supply shop was rich. They were asking an impossible ransom for his mother, a woman that I embraced when she said me here in Rome : “No-one believed me when I told them that they should have been following the anti-Semitic lead”. And yet girls with the star of David around their necks and men wearing the kippah were already being attacked in the streets of Europe . Shouts of “Hamas, Hamas, Jews to the gas” were already being heard in the streets of London and Berlin and the editions of Mein Kampf and the Protocols of the Elders of Zion, vomited onto European markets by Middle-Eastern importers, were already gaining as much popularity as the TV series in which a Jew removed a little Muslim girl’s eyes in order to transplant them in a little Jewish boy’s. It was already common knowledge that anti-Semitic incidents together with anti-Zionist ones – similar both in terms of method and content – were growing to the point of exceeding those prior to 1939 and that here in Italy 54 percent of the population have not pleasant views on the Jews. [...]

Dear friends,

On Wednesday, an Italian daily newspaper published the news that an American neo-Nazi forum, Stormfront, founded by supporters of the Ku Klux Klan, disseminated - under a thread eloquently entitled "international Judaism" - various lists of Italian Jews who are "influential" in economy and media sectors, stating their wish for their cancellation from the world, i.e. instigating their murder.
As usual, my name is among the very first on the list. Many lists of this type have already been published on the Web recently, but this one oversteps the bounds of Italy and is being circulated worldwide, and we know that the Jews have innumerable enemies, at all corners of the Earth.
The threat is real, and unremitting. Throughout the last year, during which the Parliamentary Committee for the Inquiry into Anti-Semitism, that I chair, commenced its activity, the MPs members of the Committee, both right- and left-wing, have been threatened and accused of being members of a Zionist lobby that “holds sway in Parliament” and “servants of the Jewish mafia". [...]

Mediorientale
giovedì 13 gennaio 2011 -  commenti
RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE CON MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' DAL MEDIORIENTE:



Sintesi degli argomenti:

La crisi di governo in Libano e i timori che la crisi interna libanese possa riversarsi all'esterno e aprire un nuovo fronte di scontro con Israele. Pochi giorni fa il discorso di Nasrallah: chiunque tenterà di mettere le proprie mani sulla santa organizzazione del Partito di Dio (Hezbollah) le sue mani verranno mozzate.
Cosa è successo in Libano? Ieri i 10 ministri di Hezbollah (più uno legato al presidente Suleiman) hanno rassegnato le proprie dimissioni, mentre il primo ministro Saad Hariri era in visita negli USA, adducendo come motivazione la situazione economica, anche se in realtà è noto che il problema Ã¨ l'inchiesta condotta dal Tribunale Speciale per il Libano, che indaga sull'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri nel 2005 e che starebbe per incriminare Hezbollah. [...]
L'antisemitismo è un fenomeno attuale e minaccioso

LISTA EBREI: NIRENSTEIN, NECESSARIA AZIONE DEL GOVERNO
   (ANSA) - ROMA, 12 GEN - La Commissione Esteri, il mese scorso, ha approvato ''all'unanimita' una risoluzione che impegna il Governo a siglare il Protocollo Addizionale alla Convenzione di Budapest sulla cybercriminalita', che riguarda i reati di tipo razzista e xenofobo commessi appunto attraverso sistemi informatici''. Lo ricorda Fiamma Nirenstein, deputato del Pdl, a commento della lista della notizia di una lista di ebrei, o presunti tali, pubblicata sulle pagine italiane dei sito Usa Stormfront denunciata oggi dal quotidiano 'La Repubblica'.
   ''La sigla di questo protocollo - ha spiegato Nirenstein - consentira' il coordinamento internazionale degli investigatori nelle indagini su questi crimini. E' dunque urgente che il Governo confermi quanto prima la sua sigla al Protocollo per passare poi alla ratifica parlamentare e dare in questo modo un messaggio concreto di quanto la lotta a ogni forma di antisemitismo sia una priorita' delle nostre istituzioni''.
   Per Nirenstein la rivelazione del sito antisemita, ''dove per l'ennesima volta - dice - mi trovo inclusa'', e' la conferma della ''diffusione dell'antisemitismo online e della minaccia reale che questo fenomeno comporta all'incolumita' fisica degli ebrei. Liste di questo genere pullulano su numerosi siti internet, tra cui il famigerato Holywar, che di recente ha diffuso un lungo elenco di docenti, ebrei e non, 'che collaborano con l'intelligence israeliana e per questo sono da considerare persone molto pericolose'. Oppure, l'elenco degli 'attivisti dell'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane, una delle organizzazioni sioniste piu' estremiste fra quelle che intruppano gli ebrei italiani'. O ancora - ha proseguito - una lista dei 'complici volonterosi dell'antisemita (perche' ferocemente anti-araba) Fiamma Nirenstein. Questi signori vogliono mettere il bavaglio ad Internet'. Infatti un altro attacco terribile e' stato riservato nelle settimane scorse al Comitato parlamentare di Indagine conoscitiva sull'Antisemitismo, di cui io sono presidente, e che ha dedicato buona parte dei suoi lavori - ha concluso - al fenomeno dell'antisemitismo su internet''. (ANSA). [...]

Il Giornale, 9 gennaio 2011

Le autocrazie al potere continueranno a proteggere i ricchi privilegi delle élite. Ma ciò che accadde in Iran non si ripeterà a Tunisi e ad Algeri.

Possiamo dunque aspettarci oggi una modernizzazione del Maghreb sull’onda della rivolta del pane di questi giorni? I ragazzi in piazza desiderano una società più giusta e egualitaria, oppure presto grideranno che l’islam è la risposta, e se la prenderanno molto di più con gli Usa e l’Europa che con Ben Alì e Bouteflika? Il riflesso condizionato positivo è immediato in noi, figli d’Europa, quando una rivolta porta per distintivo un ragazzo di ventisei anni di nome Mohammed Bouaziz che si dà fuoco perché la polizia gli sfascia un povero carretto di frutta, fonte della sua sopravvivenza dopo essersi invano laureato. Per chi dobbiamo tenere, del resto, se l’altra vittima famosa ormai in carcere, Ben Amor, è un rapper di 22 anni che canta «Presidente il tuo popolo muore» mentre il numero dei morti, in Tunisia sale di ora in ora e si allarga la rivolta, e il pane aumenta del 30 per cento? [...]

The Revolt of Desperate People Will Not Change North Africa

by Fiamma Nirenstein
January 14, 2011,
www.hudson-ny.org (originally appreared in Italian in Il Giornale, January 9, 2011)

The autocratic regimes in power in Tunisia and Algeria will continue to protect the privileges of their élite.

Can we expect the modernization of the Maghreb today on the wave of the recent "bread riots"? Do the young people in the city squares dream of a more just and egalitarian society, or are they likely to start shouting that Islam is the answer, and take out their anger on the USA and Europe rather than on Ben Alì and Bouteflika? When the leader of a revolt is a 26-year-old named Mohammed Bouaziz, who sets himself on fire when police smash his fruit cart, his only means of survival despite his university degree, as Europeans, our reflex is to take his side. Whose side should we take when the other victim - Ben Amour, a 22-year-old rapper arrested for singing, "President, your people are dying" - is in prison as the number of deaths in Tunisia rises by the hour, the unrest spreads, and the price of bread increases by 30%? [...]

Il Giornale, 5 gennaio 2011

Come fermeremo le uccisioni di cristiani nel mondo islamico, come si evita la prossima strage in Iraq, in Turchia, nelle Filippine, in Nigeria, ovunque alberghino gruppi islamisti? Prima di tutto, chiamandole per nome e cognome: non si tratta di «intolleranza religiosa» ideologica, non di casuali «gruppi di fondamentalisti» né di «alcuni terroristi». Se si guarda la carta geografica, è ormai maculata da stragi, espulsioni, rapimenti, chiese vandalizzate... È il mondo islamista nella sua vasta, massiccia terribilità che colpisce i cristiani, e la responsabilità è di chi per opportunismo o per paura di rappresaglie sui cristiani ha ritenuto che col silenzio avrebbe pacificato gli aggressori. Il fatto che appena il Papa ha protestato chiamando il mondo islamico «mondo islamico» e il Mufti di Al Azhar abbia esclamato «ingerenza», la dice lunga sul paradosso dell’atteggiamento dell’islam istituzionale: che sarà mai qualche morto, taccia il secolare nemico romano. [...]


The real reason of the massacres of Christians and Jews in the Middle East

Il Giornale, January 5, 2011

How can we stop the slaughter of Christians in the Islamic world, how can we prevent the next massacre in Iraq, Turkey, the Philippines, Nigeria, wherever Islamic groups may be? First of all, we should start calling things by their real name: this is not ideological «religious intolerance» and the perpetrators are not random «fundamentalist groups» or «some terrorist». If we look at the map, we can find examples in many countries: massacres, expulsions, kidnapping of women, acts of vandalism on churches... It is the entire Islamist world that is battering Christians with the terrible inexorability of its hatred, but all those who – opportunistically or for fear of reprisals against Christians – have kept silent, in hopes of appeasing the aggressors, share in the responsibility. The fact that as soon as the Pope protested, calling a spade a "spade", namely calling Islam "Islam", the Mufti of Al Azhar blasted him for «interference», says a lot about the paradoxical attitude of institutional Islam: what do a few murders matter? The perpetual Roman enemy has no right to speak out. [...]

Mediorientale
mercoledì 5 gennaio 2011 -  commenti

RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE CON MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' DAL MEDIORIENTE:

Il Giornale, 31 dicembre 2010

Un momento fondamentale nella storia d'Israele, così è stato percepito da tutta la nazione il verdetto che ieri è stato pronunciato dal tribunale che ha riconosciuto il presidente della repubblica Moshe Katzav colpevole di un doppio stupro e di altri crimini sessuali nei confronti di varie donne capitate nella trappola del suo ufficio nel corso della sua insospettabile carriera. Benjamin Netanyahu, il primo ministro, ha espresso in poche parole il senso della percezione che il Paese ha di questo evento, del terribile shock ma anche del suo orgoglio: «È un giorno molto triste per Israele, ma anche un giorno in cui si dimostra che ogni cittadino è eguale di fronte alla legge e ogni donna è la sola padrona del suo corpo». Il verdetto è arrivato dopo quattro anni di indagini che hanno portato alla luce dell'informazione una mostruosa quantità di particolari su come, secondo le testimonianze delle vittime, un personaggio così simbolico e importante come il Presidente della Repubblica può approfittarsi del suo ruolo per compiere atti osceni e di violenza. La loro progressiva rivelazione ha seguitato a turbare un'opinione pubblica severa e sensibile sia alle regole che al carisma ormai infranto. Katzav si è difeso ferocemente rifiutando anche un accordo giudiziario che gli sarebbe stato assai utile, e tuttora si professa innocente mentre l'intera sua famiglia insiste sull'idea che si tratti di una montatura di stampa. Ma la fiducia nei giudici in Israele è incrollabile: la popolazione, sempre travolta da mille tempeste, li ha visti fermi come una roccia decidere mille volle senza tirarsi indietro di fronte ad alcun potere costituito anche in questioni spinose relative ai rapporti con i palestinesi, le loro terre, le detenzioni, le abitazioni: in Israele chi ha ragione ha ragione, chi ha torto viene condannato. [...]

Il Giornale, 30 dicembre 2010

Dall’Iran guerrafondaio alla Turchia che volta le spalle all’Occidente, fino ad Abu Mazen finto moderato è tutta una rincorsa a rimuovere la realtà.

Com’è lontano il Medio Oriente, quant’è nebbiosa la sua immagine da cui sempre speriamo che possa sprigionarsi quel sogno di pace che invece svanisce ogni volta… Piuttosto che guardarlo col cannocchiale, preferiamo disegnarcelo in modo che alla fine tutti vorranno la pace, che il suo invincibile estremismo sia solo una fantasia dettata dalla paura e il pericolo che ne promana, un'esagerazione. È la voglia di essere lasciati tranquilli, la stessa sindrome per cui siamo pronti a iscrivere all'Islam moderato personaggi come Tarik Ramadan, o ci sembra di poter chiamare dialogo fra le religioni quello in cui dietro le quinte a Londra guadagnano terreno i tribunali islamici, ci pare una cosa graziosa che il nome più diffuso in certi Paesi del Vecchio Continente sia ormai Mohammed, o si ammette il burqa in nome del multiculturalismo, o ci si limita a scuotere la testa sentendo che a Parigi vivono ormai 200mila persone in famiglie poligamiche. [...]

The invention of “peace” in the Middle East

Il Giornale, 30 December 2010

From warmongering Iran to Turkey which turns its back on the West, to Abu Mazen, the fake moderate – the race is on to erase reality.

How distant is the Middle East, and how fuzzy its image, an image which we tirelessly hope will give life to that dream of peace that inevitably evaporates again and again… Rather thanscrutinizing it from afar, we prefer to picture a scenario in which everyone will, in the end, want peace, in which the unyielding extremism of the Middle East is only a fantasy dictated by fear, and the menace it emanates a mere exaggeration. This springs from the desire to be left in peace, the same syndrome that convinces us to consider figures like Tarik Ramadan as a “moderate Islamic”, or to class as a dialogue between religions a situation in which, behind the scenes in London, the Islamic courts are gaining ground. We find it engaging that the most popular name in certain countries of the Old Continent is now Mohammed, or that the burqa is permitted in the name of multiculturalism, or we merely shake our heads when we hear that over 200 thousand people in Paris now live in polygamous families. [...]

By BENJAMIN WEINTHAL
Jerusalem Post, December 19, 2010

  
Foreign Affairs Committee commits Italian government to signing international protocol on racism and xenophobia.
 
A resolution seeking to combat online hate ideologies, including anti-Semitism, was approved by the Italian Chamber of Deputies’ Foreign Affairs Committee on Tuesday.

The committee “unanimously approved a resolution that aims to counteract the spread of anti- Semitism – currently experiencing a sharp increase – through the Web, along with xenophobia in general,” Deputy Fiamma Nirenstein, the panel’s vice president, said in a statement on Wednesday.

Nirenstein, a leading expert on European anti-Semitism and anti-Western ideologies, is a member of Prime Minister Silvio Berlusconi’s People of Freedom party. She has previously initiated resolutions in the Chamber of Deputies calling for the Iranian Revolutionary Guard Corps and the Turkish IHH relief organization to be added to the European Union’s list of terrorist entities. [...]
 « Prima  «  <  50  51  52  53  54  55  56  >  »  Ultima »