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In Medio Oriente un nemico che unisce
domenica 21 settembre 2014 -  commenti
Il Giornale, 21 settembre 2014

Anche se le notizie sull'ISIS abbondano, non possiamo credere che l'organizzazione dei tagliateste muova il mondo e costringa il vecchio gigante a cambiare posizione, da un fianco all'altro, da supino a prono. Anche ieri tutti i fronti sono stati mobilitati: in Vaticano e in Belgio (è stato sventato un attentato) tutte le polizie internazionali sono in movimento, il Papa è a rischio. Negli Stati Uniti Obama ha tenuto un discorso a lato del Consiglio di Sicurezza ora presieduto dagli USA, in cui trasmette ancora un doppio messaggio: è determinato a battere l'ISIS, ma invece di individuare bene la strategia parla di diplomazia:"Siamo già più di 40", ha detto "questa non è una guerra americana" e così via, anche se, dice, gli USA hanno il ruolo principe. Gli USA e la Francia sono certo al momento gli alleati più attivi con i droni (Hollande si è vantato di aver ucciso con i cacciabombardieri Rafale decine di terroristi), ma al momento è lo scenario mediorientale e dintorni che si modica come plastilina, che disegna scenari geopolitici incontrollabili senza una mente che controlli o che almeno capisca. Lo sfondo è lo spiazzamento di 14 milioni di persone mosse dalla guerra e dalla fame, la metà dei siriani e un decimo degli iracheni vagano per deserti e montagne.[...]
Mediorientale
giovedì 18 settembre 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Le dimissioni dal governo e dal partito del ministro dell'Interno e numero due del Likud, Gideon Sa'ar, i nuovi rapporti dell'intelligence israeliana sui finanziamenti del gruppo terroristico ISIS, i dubbi sulla "coalizione dei 40" messa su da Obama per neutralizzare il Califfato Islamico, l'analisi sui vari Paesi arruolati in questa coalizione e approfondite spiegazioni sulla riluttanza del governo di Ankara a prendervi parte, questi gli argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per concludere con un'interessante notizia che ci arriva dall'Iran.
Il Giornale, 14 settembre 2014

E' un ordine di attacco immediato al mondo in cui viviamo. Da ieri i militanti dell'ISIS hanno ricevuto un ordine eccitante, uccidete e suicidatevi, e lo hanno avuto con due video e un tweet: lo Stato Islamico, dice il video rispondendo due giorni fa alla preparazione dell'azione internazionale di Obama, "resiste nonostante i vostri complotti, le armi... le munizioni immagazzinate". Ora risponderemo dice l'organizzazione di Al Baghdadi e lancia il suo appello ai combattenti: "Individuate i vostri obiettivi, preparate le autobombe, le cariche e le cinture esplosive per colpire duramente e fracassare le teste". Il primo video mostra come sfondo una vasta gamma di nemici, da Obama, ad Abdullah, a Cameron. Il tweet invita il Cairo a prepararsi a una sorpresa, mentre chiede alla Fratellanza Musulmana di forgiare un'alleanza con ISIS. Il secondo, mostra una bandiera nera che avvolge e inghiotte quelle americana, israeliana, tedesca, inglese.[...]
Il Giornale, 13 settembre 2014

Dopo che la la forza del destino ha obbligato Obama, il presidente dei ritiri unilaterali e del discorso del Cairo a dichiarare guerra all'ISIS si capisce che passare dalle parole ai fatti, non sarà facile. Arrivano le critiche dei migliori amici delusi, come il New York Times, si precisa lo scenario che secondo nuovi dati della CIA ci informa che i militanti impegnati in battaglia non sono, come si pensava 10mila, ma fra i 20mila e i 31mila. I video delle decapitazioni, le dichiarazioni di entusiasmo con accento inglese o italiano per la proclamazione dello Stato Islamico hanno dato i loro risultati. La jihad è fashionable fra i giovani islamici. Già il numero dei nuovi soldati sul campo, detti "consiglieri"da 1600 a 2075, appare esiguo, e impossibile la promessa di non consentire "stivali sul terreno"[...]
Shalom, settembre 2014

Niente è stato mai più evidente, più trasparente della guerra Zuk Eitan che stenta a concludersi. Sia le due forze in campo che i motivi dello scontro non lasciano spazio a dubbi, la loro natura e la loro dinamica sono evidenti, quindi tanto più dolorosa è l'ondata di odio, di antisemitismo mai visto prima che ha invaso l'Europa. Che una manifestazione a Berlino potesse inalberare cartelli con scritto "morte agli ebrei" è una vera tragedia per l'Europa, che mostra così di aver perduto la memoria e l'onore. Ho raccontato più volte nei dettagli come la guerra sia scoppiata il 7 luglio senza possibilità di scelta e con molta ritrosia da parte di Israele e come non abbia niente a che fare, come invece è stato suggerito, con una eventuale "vendetta" per il rapimento e l'uccisione dei tre studenti. In quel caso, l'azione di Israele è consistita in un doveroso rastrellamento del territorio intorno a Hevron, che non ha niente a che fare con Gaza, e che si è fermato esattamente nel momento in cui purtroppo sono stati trovati i corpi dei ragazzi.[...]
Il Giornale, 31 agosto 2014

Quando Magdi Allam stava ancora a Repubblica un suo servizio del 6 giugno 2003 mi fece sentire che non ero sola a spiegare come erano fatti i terroristi dal mio punto di osservazione, la "Seconda Intifada" e lo spiegava da Roma: era il racconto nudo e onesto di un discorso tenuto nella Grande Moschea dall'imam. Magdi con coraggio e fedeltà riportava quello che aveva sentito: "Annientare i nemici dell'Islam"; "Distruggeremo..."; "Uccidere, fare a pezzi...". La violenza verbale, la condanna totale dell'Occidente, uno stupefacente uso dei testi sacri per giustificare l'odio teologico furono testimoniate da Magdi in Italia per la prima volta. Allam non si volle piegare a questa sorpresa, benché già allora l'Italia e l'Europa aborrissero il collegamento terrore-Islam e rifiutassero di considerarlo come legittimo oggetto di dibattito. Molti di quelli che l'hanno fatto per onestà intellettuale e per dovere di cronaca come la sottoscritta, hanno dovuto chiedere aiuto alle forze dell'ordine. [...]
Mediorientale
venerdì 29 agosto 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin






Israele ha vinto
mercoledì 27 agosto 2014 -  commenti

Nessuno deve farsi intrappolare dalle urla e dagli spari di “vittoria” di Hamas, cui si accompagnano in queste ore i ghigni dei terroristi di tutto il mondo. Nel 1967, conclusasi la Guerra dei Sei Giorni, dopo una storica sconfitta l’Egitto gridava alla vittoria. Hamas ha perso e Israele ha vinto non solo con l’uso di un esercito valoroso che ha combattuto con le mani legate dietro la schiena, ma per lo spirito che lo anima.

Israele vince perché Hamas non ottiene nessun vantaggio significativo; ha perso alcuni fra i suoi capi più importanti; la sua riserva di armi è decimata; le sue gallerie distrutte per il maggiore numero; Gaza ha ha riportato danni molto importanti; ha perso un numero molto alto di cittadini; in definitiva ha accettato semplicemente la proposta egiziana che Israele aveva accettato fin dal primo momento, ovvero trattare solo dopo il cessate il fuoco; Abu Mazen prende una grande parte del suo potere nel territorio di Gaza controllandone, così sembra, gli ingressi; Hamas è isolato nel mondo arabo: solo il Qatar e la Turchia sono dalla sua parte, mentre si sta formando uno schieramento moderato che tende invece ad avvicinarsi alle posizioni di Gerusalemme.[...]


Prove di (vera) tregua Israele-Hamas
mercoledì 27 agosto 2014 -  commenti

Il Giornale, 27 agosto 2014

Forse sono finiti o almeno sospesi i cinquanta giorni di guerra senza respiro fra Israele e Hamas, la peggiore delle tre che Israele ha dovuto combattere. E' stata proclamata una tregua senza termine, a partire dalle otto di ieri sera, ora israeliana. Nel primo pomeriggio dal Cairo hanno cominciato a pervenire le notizie sia da Abu Mazen e dal capo politico di Hamas dentro Gaza, Ismail Hanjeh, che da parte dei mediatori egiziani. Solo verso le sette Israele ha annunciato una riluttante adesione: anche la migliore speranza di pace non può ignorare la pioggia di più di cento missili che ieri poco prima dell'inizio della tregua ha ucciso il cittadino di un kibbutz e ne ha feriti gravemente tre e che durante la mattinata ha fatto a pezzi un giardino di infanzia a Ashdod ferendo 68 persone fra cui sei bambini dai due agli otto anni. [...]

Il Giornale, 23 agosto 2014

La lettera che una settimana prima dell'esecuzione gli uomini (uomini?) dell'ISIS hanno inviato alla famiglia di James Foley è un sommario ideologico e politico che porta con sé una dichiarazione di guerra a noi, proprio a noi. Nella lettera c'è tutta la storia del terrorismo islamico e il suo rinnovamento attuale: dal disgusto per la società occidentale in stile fratellanza musulmana, alla minaccia escatologica di Bin Laden, fino all'isterismo proprio della comunicazione dell'ISIS. L'ISIS lungo i suoi capoversi sceglie la sua solita strada: l'omicidio di massa dettato da un'incontenibile ira, una crisi di nervi, uno stato estatico che grida "non ci fermeremo finchè non placheremo la nostra sete del vostro sangue". L'ISIS usa un inglese corretto (del resto il boia John e in genere i custodi dei prigionieri sono britannici) descrivendo le buone ragioni dell'Islam contro l'Occidente; e poi, però, trascende ogni limite, mostra nella scrittura lo stesso accanimento tagliateste e smembratore dei video in cui si pregia di mostrare centinaia di esecuzioni sommarie, sangue e ancora sangue.[...]

Il Giornale, 22 agosto 2014

Sembra incredibile: ieri abbiamo visto un inglese che taglia la testa a un americano nel mezzo del deserto siriano in nome dello Stato Islamico. Obama lo ha definito uno spettacolo che non ha a che fare col ventunesimo secolo, e invece è e sarà proprio il nostro spettacolo quotidiano, e rendersene conto, combattere, non è facile. La sfida dell'ISIS, il suo diretto apostrofare, adesso, il mondo occidentale con la decapitazione di James Foley ha avuto un effetto di mobilitazione, finalmente, dopo tanti anni sulla scia dell'apeacement di Obama, e di enorme confusione. Degli Stati Uniti, oltre alle parole di orrore di Obama giungono per ora storie di fallimento: gli USA avevano ricevuto la richiesta di un riscatto milionario per Foley, ma la risposta, rivela un parente del giornalista, è stata negativa. Del tutto legittimo. Ma il senso di orrore, di rischio indotto dal rapimento e dall'esecuzione di Foley si accompagna al pericolo per la vita dell'altro giornalista Steven Satloff mostrato già col camicione, pronto ad essere sgozzato.[...]

Il Giornale, 21 agosto 2014

Il giornalista americano Steven Joel Sotloff potrebbe essere, e speriamo davvero che qualche miracolo lo soccorra, il prossimo in fila per soddisfare la sete di sangue dell'ISIS. Il boia islamista dall'accento britannico dice alla telecamera mentre lo tiene per il collo: "Obama, la vita di questo cittadino americano, dipende dalle tue prossime decisioni", e ha appena decapitato un altro giornalista americano, James Foley. Il video che mostra tutto senza pietà, è costruito nello stile dei terroristi, appunto, per terrorizzarci fino alla più profonda fibra del nostro essere di fronte al vampirismo dell'organizzazione sunnita che ha uno scopo che di nuovo dichiara.[...]

Il Giornale, 20 agosto 2014

Nonostante la logica suggerisse il contrario, Israele se l'aspettava, e come. Quando ieri alle tre di pomeriggio Hamas ha rotto la tregua sette ore prima della conclusione e dell'eventuale rinnovo, e sono esplosi tre missili sul sud, la gente che era tornata a casa nei kibbutz aveva già gli autobus pronti per le mamme e i bambini, via di nuovo verso zii, nonni, kibbutz fratelli. Gli F16 si sono levati in volo e hanno bombardato. Magari presto ci sarà un'altra tregua, un altro tentativo di Hamas di alzare il prezzo dato che una guerra di attrito è l'ultima cosa che Netanyahu desidera, e la seconda l'ingresso delle truppe di terra dentro Gaza. Ma il passato, il presente e il futuro sono contenuti in questo ennesimo sberleffo che Hamas fa prima di tutto all'Egitto e a Fatah che al Cairo si sono impegnati almeno per un ulteriore cessate il fuoco.[...]

Mediorientale
venerdì 15 agosto 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin

The FPA protests in the strongest terms the blatant, incessant, forceful and unorthodox methods employed by the Hamas authorities and their representatives against visiting international journalists in Gaza over the past month.

The international media are not advocacy organisations and cannot be prevented from reporting by means of threats or pressure, thereby denying their readers and viewers an objective picture from the ground.

In several cases, foreign reporters working in Gaza have been harassed, threatened or questioned over stories or information they have reported through their news media or by means of social media.

We are also aware that Hamas is trying to put in place a "vetting" procedure that would, in effect, allow for the blacklisting of specific journalists. Such a procedure is vehemently opposed by the FPA.

The Foreign Press Association

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