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Il Giornale, 30 marzo 2015

Ormai semba vicinissimo, salvo imprevisti, quello che Netanyahu ha definito soltato ieri "un accordo con l'Iran ancora peggiore di quello che ci aspettavamo" sul nucleare fra i P5+ 1, ma in realtà fra Obama e il Paese degli Ayatollah. Se lo schema venisse presentato, come ci si aspetta, a Losanna nelle prossime ore, potrebbe prendere la sua forma definitiva già alla fine di giugno. John Kerry dunque, che ieri ha rinunciato a tornare in patria per la celebrazione di Ted Kennedy perché i nodi si stavano stringendo, porterà a termine quella che ormai tutti e soprattutto i Paesi arabi, molto oltraggiati, considerano una sorta di determinazione aprioristica di Obama a disegnare una sua "legacy", una sua eredità morale legata all'ammansimento del nucleare iraniano.
Il Giornale, 26 marzo 2015

Lo Yemen fu indicato da Obama nel settembre del 2014 come un grande successo della campagna antiterrorista degli Stati Uniti, un punto fermo della sua strategia. Certamente quello che accade oggi mette in luce la politica obamiana, ma alla rovescia. Ovvero, proprio lo Yemen sta diventando, dopo la Siria e l'Iraq, la nuova miccia di un conflitto gigantesco. Il Paese è situato su un nodo strategico di traffico e petrolifero, dallostretto di Bab al Mandabpassa il 40 per cento del traffico marittimo, si controlla da là il canale di Suez, lo stretto separa per soli venti chilometri la Penisola Arabica dall'Africa orientale e collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden.[...]
Mediorientale
mercoledì 25 marzo 2015 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Le elezioni in Israele; le strategie post-elettorali dei vari schieramenti; i cattivi rapporti tra Netanyahu e Obama; le reazioni del mondo palestinese alla vittoria di "Bibi"; questi gli argomenti principali della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme per concludere con le recenti notizie che ci arrivano dallo Yemen.
Il Giornale, 25 marzo 2015

Adesso, nel dolore e nello shock, la cosa fondamentale è capire come il jet Germanwings A320, uno degli aerei più sicuri del mondo, abbia potuto precipitare come un ferro da stiro facendo strage di 150 passeggeri. Per ora aspettiamo le indicazioni della scatola nera. Il mondo intero piange le 150 vittime della sciagura, la scolaresca in gita, i due neonati, ciascuno di noi si identifica con le vittime e con le loro famiglie, tanto più quanto più volare è diventato per ciascuno una necessità, una consuetudine. Ma no, un momento, non tutto il mondo. E qui di nuovo con i necessari distinguo, ben consapevoli che il web-space è un maledetto imbroglio in cui un paio di matti possono creare una tempesta d'odio, pure dobbiamo registrare, basandoci su precedenti accertati, che il mondo è diviso in due parti, quella che ama la vita e odia la morte, e quella che ama la morte e odia la vita.[...]
Il Giornale, 21 marzo 2015

Non usiamo più la parola orrore, ormai è pura retorica. Bisognerebbe ormai usare le parole azione, salvezza, muoviamoci. Sono forse una settantina le donne che in Nigeria sono state massacrate nella città di Abubakar Shekau dai terroristi di Boko Haram in una logica pazzesca e nello stesso tempo congeniale alla visione jihadista. Le donne avevano sposato, costrette a forza, i guerrieri del califfato. Quando sono dovuti partire in missione, hanno immaginato che un eventuale loro "martirio" avrebbe lasciato le mogli libere di unirsi a dei cristiani... E hanno preferito ammazzarle tutte. Una di loro, scampata al massacro, Salma Mahmud ha raccontato che mentre le macellavano i mariti promettevano loro che si sarebbero ritrovati in paradiso. Questa è solo uno delle inimmaginabili sofferenze cui le donne sono costrette a sottoporsi in gran parte del mondo. Ma le istituzioni delegate se ne infischiano. Ridiamo per non piangere: chi è nel mondo il peggior violatore dei diritti delle donne? No, non è l'Islam estremo. E' Israele, secondo la più importante delle organizzazioni dell'ONU per i diritti delle donne il CSW (The Commission on the Status of Women).[...]
Il Giornale, 19 marzo 2015

Ha ragione il negoziatore americano Aaron David Miller, mentre Obama fa dire ai suoi che collaborerà con qualsiasi governo eletto dal popolo israeliano: "La Casa Bianca dovrà lasciare lo champagne in ghiaccio per un altro po’". E non brinderanno nemmeno parecchi notabili dell'Unione Europea che si erano già preparati, nei giorni in cui i sondaggi gli davano quattro seggi di meno della sinistra (21 a 24) a gettare Benjamin Netanyahu nella spazzatura della storia. Il coro dei giornalisti che piamente difendono sempre i palestinesi contro Israele, non brinderà.[...]

Il Giornale, 18 marzo 2015

Il dramma continua: sia l'Unione sionista, ovvero il partito della sinistra di Buji Herzog e il Likud di Benjamin Netanyahu hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di seggi, 27 a testa. Le carte adesso sono tutte quante in mano ai partiti minori, che di fatto determineranno la coalizione che dovrà governare il Paese. Il pareggio di Netanyahu con Herzog, dopo che nei giorni scorsi la sinistra batteva Bibi 24 a 21, è una sorpresa, un recupero sorprendente che dimostra come ancora la presa del primo ministro in carica sia capace di forza e di mobilitazione. Un'eventuale coalizione di Netanyahu tuttavia risulta di 54 seggi contro i 56 della sinistra.Tuttavia ancora alcuni giocatori di primo piano non hanno detto la loro. Ovvero, Israele non ha né un Primo ministro né una coalizione. Il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin deve aprire le consultazioni e incaricare il personaggio cui andrà il numero di seggi sufficienti, sui 120 della Knesset, per formare un governo. Dipende da un bizantino ricamo di consensi, ma certo per primo Rivlin tenterà il governo di coalizione.[...]
Il Giornale, 17 marzo 2015

La grande volpe, nonostante dovesse svicolare fra le dune del deserto mediorentale dense di pericoli e di agguati, ce l'ha messa tutta, si è a volte nascosta in silenzio per essere però poi subito stanata, ha cercato alle volte di girarsi mostrando i denti alla turba dei cani da caccia, ha corso veloce quanto ha potuto, ma l'assedio l'ha alla fine stretta nell'angolo. 23 o 24 a 21, questo è il risultato che danno i sondaggi, gli ultimi permessi prima delle elezioni di oggi. Il parlamento consta di 120 membri. Due sono i partiti principali in lizza: il gruppo Isaac Herzog-Tzipi Livni, la cosiddetta Unione Sionista, di fatto la sinistra unita contro Netanyahu, sulla carta inaspettatamente batte il Likud di Bibi. Questo non vuol dire necessariamente che Herzog, un rampollo di una nobile famiglia sionista, padre presidente, piccolo, educato, voce chioccia, sguardo irritato, sarà il prossimo Primo Ministro.[...]
Mediorientale
giovedì 12 marzo 2015 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin




A pochi giorni dalle elezioni come si affrontano le varie lista nell'agone politico israeliano? Questo l'argomento principale della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto di Gerusalemme per poi continuare con la notizia del ragazzo di appena 19 anni ucciso dall'Isis accusato di essere una spia del Mossad, con le notizie che ci arrivano dall'Iran sui papabili eredi di un Khamenei oramai in fin di vita, per poi concludere con la conquista di Tikrit da parte delle forze irachene e con un ultimo flash sul discorso di re Abdullah di Giordania all'Unione europea.
L'amore Usa-Israele batte Obama
mercoledì 4 marzo 2015 -  commenti
Il Giornale, 04 marzo 2015

"Cari membri del Congresso e del Senato, ho un amore profondo per l'America e rispetto il presidente Obama, ma quell'accordo con l'Iran è un cattivo accordo. Se lo firmate sancite la distruzione del popolo ebraico e la rovina del mondo intero. E se questo avverrà e ci troveremo nella necessità di farlo, ci difenderemo da soli". Chiaro, semplice, contenuto in toni bassi per placare le polemiche che hanno disegnato il viaggio di Bibi Netanyahu a Washington come una sfida al Presidente americano Obama, pure il primo Ministro israeliano non ha perso l'occasione, e senza mai alzare la voce ma senza rinunciare a esser diretto e anche duro ha ottenuto 23 standing ovation. Perché l'America ama Israele, anche se Obama ha condotto la sua battaglia contro l'invito delle due Camere a parlare dell'Iran.[...]
Il Giornale, 28 febbraio 2015

Peccato e persino un po’ penoso che si votino le mozioni filopalestinesi proprio all'indomani della decisione di un tribunale americano di far pagare all'Autorità Palestinese, quella di Abu Mazen, quella che ha stretto un accordo per un governo di coalizione con Hamas, quella che non passa giorno senza un messaggio di odio per gli ebrei e di lode per i terroristi e che li mantiene in carcere. Peccato, perché, al contrario di quello che dicono tutte le mozioni presentate e discusse, si è arrivati al voto non per aiutare il processo di pace, che anzi così si blocca, ma per il fanatismo di un mondo di scatenati filopalestinesi che agiscono in base a slogan ripetuti cento volte da una macchina propagandistica potentissima, quella della lobby palestinese. In Italia e in Europa conta milioni di persone che vanno accontentate. La lobby filopalestinese è in realtà antisraeliana. Se uno dice antisemita, paga una multa; chi scrive ne sa qualcosa[...]
Il Giornale, 25 febbraio 2015

"Mia figlia aveva due anni quando suo padre fu ucciso da un attacco palestinese a Gerusalemme; non ha parlato fino a tre anni, quando all'improvviso ha detto: Qualcuno ha ucciso mio padre?". L'ha raccontato Karen Goldberg testimoniando al processo conclusosi due giorni or sono a New York. Come in un film, è finito con il riconoscimento dei veri colpevoli. Piangendo Karen ha ricordato che suo marito Scotty saltò per aria su un autobus durante la Seconda Intifada. Tante altre testimonianze hanno fatto rivivere quei giorni terribili fra il 2000 e il 2004, in cui gli ebrei venivano fatti a pezzi nei caffè, sugli autobus, nei supermarket soprattutto a Gerusalemme. Ne furono uccisi più di mille. Negli Stati Uniti, due giorni fa è stata fatta un po’ di giustizia per alcune vittime di origine americana che sono coperte da una legge antiterrorismo del 1992.[...]
E ora tutti (a Canossa) da Al Sisi
sabato 21 febbraio 2015 -  commenti
Il Giornale, 21 febbraio 2015

Tutti lo guardano ormai come un leader con una responsabilità mondiale. Anzi, si spera nella sua determinazione; con un sorriso un po’ scandalizzato e timido si capisce nel mondo, che anche il problema libico e anche una contrapposizione dell'Islam moderato all'Isis, dopo i tanti auguri di "buona soluzione pacifica", la solita, da parte dell'ONU, è di fatto soprattutto nelle sue mani, di Abdel Fattah al Sisi, generale e presidente dell'Egitto. La visita che il nostro Sottosegretario di Stato Marco Minniti ha fatto al presidente egiziano, con lettera o senza lettera di Renzi (lui nega di averne portate) dice in buona sostanza questo: l'Italia sa di avere un guaio urgente con la Libia e il terrorismo, seguiremo l'impostazione del tentativo diplomatico dell'ONU, ma abbiamo fiducia nella collaborazione con l'Egitto anche in una circostanza tanto delicata.[...]
Il Giornale, 19 febbraio 2015

"Israele continuerà ad essere fianco a fianco con l'Egitto nella sua battaglia con il terrorismo che minaccia tutti noi". Così ha detto ieri il primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu. Primo ebreo dal tempo dei Faraoni a considerarsi in guerra contro nemici comuni insieme all'Egitto. Fianco a fianco, i due antichi nemici di tutte le guerre dal 1948, i dubitosi amici della pace del 1979, i nervosi vicini divisi da una striscia di deserto in cui gli oleodotti saltano e le milizie terroriste impazzano. Fianco a fianco: è di più della pace del 1979, che pure travolse di emozioni e di speranze tutto il mondo. "Non più guerre, non più sangue, non più minacce" disse Menachem Begin nel suo appello al popolo egiziano, trasmesso due giorni dopo l'inaspettata dichiarazione del presidente Sadat in cui annunciava la volontà di andare alla Knesset. Sadat disse al presidente Ezer Weitzman "Io sono un uomo di parola, non più guerre".[...]
Un nuovo nazismo contro Gerusalemme
mercoledì 18 febbraio 2015 -  commenti
Il Giornale, 18 febbraio 2015

Prima di tutto, cos'è davvero l'antisemitismo assassino che percorre l'Europa?sì, sotto i tizzoni spenti resta la cenere calda del vecchio antisemitismo europeo, ma un fenomeno nuovo ha scatenato il disastro e svegliato gli zombie. Si tratta della capillare diffusione di un antisemitismo islamista (no, non sono semiti anche gli arabi, "semita" è un aggettivo puramente linguistico, non razziale) che ha soprattutto, sulla scorta di Haj Amin al Husseini e poi di Arafat, criminalizzato alla maniera nazista gli ebrei che osarono fondare Israele. Così Israele è diventato, a causa di un serie di bugie ben orchestrate, uno Stato di apartheid (pazzesco, basta passeggiare in un mall), uno Stato genocida (i palestinesi sono triplicati), uno Stato che cerca i bambini per ucciderli nel sonno e i giovani per rubargli gli organi (su "Aftonbladet", giornale svedese), un Paese in cui gli ebrei sono stati solo da turisti o da occupanti.[...]
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