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Il Giornale, 18 giugno 2013

Il ragazzo ligure è figlio della nostra cultura zoppicante che sceglie la fuga più trasgressiva. Un furore etico che non lascia scampo


È tragica ed enigmatica la notizia che il Giornale ha ricevuto in queste ore. Un ragazzo ligure di 20 anni avrebbe perso la vita combat­tendo nelle file dei ribelli anti Assad in Siria, ovvero si sareb­be unito alla guerriglia sunnita legata all’islam più belligeran­te, affascinato da quella che a lui è parsa come la guerra in cui giocarsi l’esistenza. Non è certo il solo fra i nostri ragazzi che sia stato travolto dalla jihad, è inve­ce uno dei tanti figli della nostra zoppicante cultura che sceglie la fuga più trasgressiva che rie­sce a inventarsi: quella di una immaginaria purezza che lo in­vola e lo assolve da tutte le cose del nostro mondo, dal consumi­smo, dalla promiscuità sessua­le o semplicemente dalle ragaz­ze ammiccanti e infide, dal vi­zio (come l’alcool, per esem­pio) e lo purifica in un fuoco che gli farà cambiare il mondo con­quistandolo alla vera fede, alla redenzione. Compito magnifi­co.[...]
Il Giornale, 17 giugno 2013

Mentre raduna in piazza i suoi sostenitori, il premier non ferma la repressione: agenti chimici negli idranti

Capulcus in turco vuol dire vandalo. Tayyp Erdogan, il premier turco, nei giorni scorsi ha usato questa parola molte volte per definire la tipologia dei dimostranti di ogni colore politico, di ogni religione e etnia, di tutte le età che anche ieri, dopo essere stati ferocemente picchiati e cacciati nella notte da piazza Taksim, hanno osato riprendere le strade sfidando una polizia che palesemente aveva ricevuto indicazioni draconiane per schiacciarli. Vale la pena di ricordare subito che l’esercito non è mai comparso in piazza nella sua classica funzione di guardiano dell’ordine costituito. I cortei sono stati due ieri nelle strade di Istanbul, quello dei sostenitori di Erdogan e quello del “movimento di protestaâ€. Ma il secondo, che appunto aveva ricevuto poche ore prima dell’assalto notturno l’intimazione a sgomberare per lasciare la piazza alla gente dell’AKP di Erdogan che tiene il Paese dal 2002, ci è tornato sfidando la paura, le ferite, persino la morte.[...]

Il Giornale, 15 giugno 2013

La Siria è il centro dello scontro tra gli ayatollah e l'Occidente


Un win-win game è molto comune in occidente, se ne parla quando tratti un affare, un accordo, un compromesso, di cui alla fine tutti sono contenti. L’ottimo commentatore di cose islamiche Harold Rhode parlando della Turchia spiega che Erdogan non cerca il compromesso con i dimostranti come avverrebbe da noi in circostanze analoghe, la sua cultura gli impone di cercare sempre la vittoria schiacciante, e così farà anche sulle folle che gli mandano il chiarissimo messaggio di non sopportare più la sua prepotenza, i giornalisti e i militari in galera, i bar chiusi, la reintroduzione del costume islamico più antiquato. In realtà, tutte le grandi questioni in gioco in questi giorni in Medio Oriente hanno questo segno: nessun compromesso in vista, anche se noi occidentali ne cerchiamo la traccia con la lente di ingrandimento perché la nostra cultura ce lo suggerisce.[...]
Mediorientale
giovedì 13 giugno 2013 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Puntata ricca di argomenti quella di questa settimana. Si inizia analizzando la crisi siriana che sta contagiando anche i Paesi vicini e che preoccupa molto Israele soprattutto di fronte ad un Assad che sembra stia uscendo vincitore dal conflitto che da anni dilania la propria nazione e un’intervista da poco rilasciata dal rais siriano ci svela quali sono gli accordi che tengono in vita Assad mentre che Obama sta facendo tutta una serie di colloqui per inviare ai ribelli siriani “armi letali†che intanto continuano a perdere zone del Paese.

Dalla Siria all’Iran, per spiegare chi sono i candidati che si sfideranno alle elezioni presidenziali, come la popolazione sta vivendo questa nuova tornata elettorale, quali censure ha subito la stampa iraniana e quale potrebbero essere gli scenari futuri che si presenteranno in un Iran ancora più vicino al nucleare come dimostra un nuovo rapporto Aiea. In conclusione di puntata, invece, si danno due notizie che ci portano a Gaza, dove ci si prepara a nuove impiccagioni, e in Egitto, dove si stanno restaurando i rapporti con il Vaticano dopo la frattura di Ratisbona.

Il Giornale, 12 giugno 2013

Il rais guadagna terreno. E rivela: la Banca mondiale vuole fare affari con me

Al tempo della Guerra Fredda due grandi schieramenti attraversavano i confini geografici: l’una e l’altra parte combattevano accanitamente quella che sentivano come la battaglia più importante per le sorti del mondo. Oggi intorno alla questione siriana e in genere islamico-mediorentale una sola parte combatte con decisione, ed è quella dei cattivi: infatti sta vincendo. Siamo sempre stati convinti che alla fine vincano i buoni, ci hanno abituato così i film americani. Non è più vero.

I bad guys stanno vincendo e non con le armi che piacciono a noi, le parole, non con la prossima conferenza di Ginevra, non con i discorsi di Obama o i balbettamenti dell’UE: vincono intimidendo, bruciando, scannando, esplodendo. Una prova ne è la tracotante dichiarazione di Assad al quotidiano libanese Al Akhbar secondo la quale “i Paesi occidentaliâ€, dice lui, gli propongono sotto il tavolo grandi business nel campo delle costruzioni e dell’estrazione del petrolio e del gas, dato che ce ne dovrebbe essere parecchio lungo le coste. “Persino la Banca Mondiale†-ha detto Assad- “che si muove eseguendo ordini americani, mi ha proposto un generoso affare: 21 miliardi in prestito a tassi agevolati, e ha espresso il desiderio di finanziare i progetti di ricostruzioneâ€. [...]
Il Giornale, 10 giugno 2013

Quando cade un soldato si chiede il rientro delle missioni. La verità è che manca la vicinanza a quegli uomini

La guerra è un argomento facile: si sa bene che è insopportabile, che colpisce a caso e con cattiveria, è irrazionale. Il nostro ragzzo ucciso due giorni fa avrebbe dovuto tornare a casa nell'ambito del progressivo sgombero previsto per gran parte delle truppe Isaf Nato entro il gennaio del 2014. La guerra è brutta, l'istinto più naturale è quella di voltarle le spalle specie quando uno dei nostri muore non difendendo la sua casa, la sua famiglia, ma una casa e una famiglia lontanissime, mentre su di lui e i suoi compagni si affollano insensate accuse di desiderio di dominio. Tanto più l'istinto di andarsene è prepotente quando la guerra non va tanto bene, quando si deforma rispetto ai tuoi progetti. E in Afghanistan ce n'è stato di che: i talebani seguitano a rappresentare un nemico per Karzai anche quando ci parlerebbe, egli a sua volta non avrebbe certo retto senza il deciso sostegno occidentale. Le frazioni etniche e religiose del Paese, ben più variegate di quelle dei Pashtun che rapprentano la forza centrale e l'alleanza del nord dei Tagiki, gli Uzbeki, i Hazari, beneficiari dell'intervento Nato hanno molti nemici.[...]

Il Giornale, 09 giugno 2013

I talebani si vantano pubblicamente che a scagliare l’ordigno sia stato un ragazzino. Ma non è vero che non amino i loro figli: pensano che sia giusto farne degli assassini

Ci tocca anche di venire a sapere dai comunicati, nel dolore, che i talebani sono molto fieri che sia stato un bambino di undici anni a scagliare l’ordigno che ha ucciso il nostro Giuseppe De Rosa. L’orrore per l’uso dei bambini si unisce alla consapevolezza che De Rosa era là proprio per aiutare quel ragazzino. E noi che facciamo dei bambini una religione rabbrividiamo di fronte a tanto orrore. E’ una degna aspirazione, per gli islamisti estremi, siano sunniti o sciiti, spingere un bambino a uccidere e a morire in nome di Allah. Attenzione: non c’è solo crudeltà qui: c’è del metodo, e quanto. Il bambino, cioè, è amato, e veramente, dalla mamma e dalla società (generalizzo, si capisce) anche (non diciamo soltanto) nella misura in cui infligge danno all’avversario, perché l’avversario è il male stesso. No, il bambino che va a sparare o salta per aria con una cintura esplosiva non è disarmato, o negletto. L’amore che gli dedica la società islamista estrema ci deve insegnare quanto può essere profondo il pericolo, e la diversità. E ha anche un doppio uso.[...]
Mediorientale
giovedì 6 giugno 2013 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



La puntata di questa settimana de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme inizia dalla Palestina dove il presidente Abu Mazen ha nominato un accademico, Rami Hamdallah, già Rettore dell'Università "Al Najah" di Nablus, a ricoprire il ruolo di Primo ministro al posto di Fayyad. Intanto, per la quinta volta dall’inizio del suo mandato il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry sta arrivando in Medio Oriente per cercare di far riavviare i colloqui tra israeliani e palestinesi.
Ma quali sono le richieste e le precondizioni che già sono state portate avanti dalla Palestina?[...]
 



Lo scorso 30 maggio si è conclusa la 4° Conferenza Internazionale del Forum globale per la lotta contro l'antisemitismo (Global Forum for Combating Antisemitism ) tenutasi a Gerusalemme e organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero per gli Affari di Gerusalemme e la Diaspora, per discutere, attraverso 10 gruppi di lavoro differenti, modelli praticabili per affrontare la sfida globale che pone l’antisemitismo.

Per rivedere l’intervento in inglese di Fiamma Nirenstein basterà aprire questo link:
http://www.youtube.com/watch?v=TYnVGA1LlXY 

Per vedere alcune immagini dell'evento basterà aprire questo link:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10151473766191720.1073741827.14103401719&type=1

La morale degli sciacalli di Damasco
lunedì 3 giugno 2013 -  commenti
Il Giornale, 03 giugno 2013

La tragedia che si trasforma in farsa non è una novità. Ed ecco una storia di sciacalli. La Siria, tutta contenta che il suo nemico Erdogan, primo ministro turco, si trovi nei pasticci a causa delle grandi manifestazioni che ieri sera hanno di nuovo occupato le piazze di Istanbul, fa una sua mossetta distraendosi per un secondo dalla sepoltura di tutti gli assassinati. Dall’inferno di sangue in cui nello scontro con Assad sono stati uccisi più di 80mila cittadini, il suo Ministero degli Esteri consiglia, che, date le dimostrazioni in Turchia, i turisti siriani (me li vedo, tutti coi pantaloncini corti e gli occhiali da sole per una vacanzina dall’inferno) non vadano in Turchia.[...]
Il Giornale, 01 giugno 2013

L'Europa toglie l'embargo ai rivoltosi islamisti e Mosca dà ad Assad missili e aerei: è un boomerang

Una regola fissa in guerra è che fuoco chiama fuoco, quando si spara si sparerebbe, quando ci sono molti morti e feriti si cerca più sangue, le armi sono un magnete per nuove invenzioni belliche, e ciascuno degli attori approfitta per crearsi spazio mentre pretende di giuocare per la pace. Finché la realizzazione plastica dell’inferno su questa terra non conduce allo shock e alla rottura. Ci stiamo forse arrivando.[...]
Questo è un servizio televisivo in ebraico mandato in onda dalla rete israeliana Channel 10 che riprende l'arrivo di Fiamma Nirenstein in Israele per la sua Aliyah.

Per vedere il video basterà aprire questo link: 

http://news.nana10.co.il/Article/?ArticleID=980088&TypeID=0

Consegna di un bassorilievo rappresentante Gerusalemme a Fiamma Nirenstein per la sua Aliyah da parte del presidente della Knesset Yuli Edelstein


Moked.it, 26 maggio 2013



Giornalista, scrittrice e già vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati, Fiamma Nirenstein lascia l’Italia per trasferirsi in Israele. A renderle omaggio, tra gli altri, il Consiglio della Comunità ebraica di Roma con un brindisi di commiato (nell’immagine, tratta dal sito comunitario) avvenuto nell’imminenza dello Shabbat cui hanno preso parte numerose associazioni ebraiche e l’ambasciatore dello Stato di Israele in Italia Naor Gilon.[...]
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