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Jerusalem Post, 25 dicembre 2012
di Benjamin Weinthal

NEW YORK – Italy’s undersecretary of deputy of foreign affairs, Marta Dassù, stated last week that the Bulgarian investigation into the suicide bombing of an Israeli tour bus, which resulted in the deaths of five Israelis and a Bulgarian bus driver, is limited to the terrorism attack in Burgas, the seaside resort in Bulgaria. Her position prompted criticism form Fiamma Nirenstein, a deputy in the Italian parliament, who told The Jerusalem Post on Sunday that a strong signal is badly needed from Europe that Hezbollah is dangerous and needs to be included in the EU terror list. Nirenstein told the Post that the investigation of Hezbollah should include all of Hezbollah’s terrorism attacks over the years. In response to a parliamentary question from the deputy, who is the vice chair of the Italian Foreign Affairs Committee, Dassù wrote, “the decision to include Hezbollah in the terrorism list of the European Union requires, as known, unanimity within the EU Council which has not yet been achieved for the purpose of such an inclusion. [...]

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Il Giornale, 24 dicembre 2012

È impossibile abituarsi alle stragi in Siria, 43mila morti in undici mesi. E quella di ieri, che avviene nella provincia di Hama, a Halfaya, proprio nei giorni in cui il mondo ama raffi­gurarsi come propenso alla bontà e destinato alla pace, de­sta un orrore intollerabile, che non può restare senza risposte. Le immagini che ci è toccato vedere ieri, risultano ancora più inguardabili del solito. Mil­le persone in fila davanti al ne­gozio più essenziale nella sto­ria umana, la panetteria, sono state assalite premeditatamen­te dal fu­oco di Assad e fatte a pez­zi almeno in trecento. Erano ci­vili, donne e bambini, e anche chi è giustamente preoccupato della successione ad Assad dal­la presenza nelle forze ribelli in maggioranza della Fratellanza Musulmana, salafiti e anche uomini di Al Qaida, non può non capire che Assad non può più restare al potere secondo ogni criterio di decenza e di le­galità internazionale. Hama ol­tretutto è la mitica ferita che fu già aperta dal padre di Bashar, Hafez al Assad, che vi compì una strage gigantesca, c’è chi di­ce 10mila persone, chi parla di 40mila. Anche allora le vittime erano cittadini sunniti, sempre nemici del potere alawita af­fiancato dagli sciiti. [...]
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein. Vicepresidente della Commissione Esteri dela Camera

"La liberazione di Ghilad Shalit mi porta un'indicibile gioia dopo tanti anni di attesa. Mi felicito con la sua cara famiglia, che ho avuto modo di incontrare ripetutamente, e con tutto il popolo di Israele. E' impossibile tuttavia ignorare la differenza fra la dolcezza e i sentimenti di pace con cui la liberazione di Shalit è stata accolta in Israele e le grida di guerra delle manifestazioni, sia a Gaza che in Cisgiordania, con cui sono stati accolti i prigionieri palestinesi liberati nello scambio, gran parte di essi terroristi condannati, con processi regolari, a ergastoli plurimi per orribili delitti compiuti contro la popolazione civile israeliana".

Roma, 18 ottobre 2011

By BENJAMIN WEINTHAL
JERUSALEM POST, 10/12/2011


"Ubiquitous child labor violations, repression of press freedom" are among abuses cited in objections to PNC's "partner of democracy" status.

BERLIN – A group of French and Italian lawmakers opposed the Council of Europe’s decision last week to upgrade the Palestinian National Council to the category of “partners of democracy†because of widespread Palestinian human rights violations and a fractured Palestinian government.
The recognition of the PNC means it gets observer status at the Council of Europe.
The objections, outlined in a two-page letter to the council, was sent in advance of the decision to make the PA the second non-European body to become a partner for democracy. Morocco’s parliament was the first legislature to become affiliated with the council. [...]
Abu Mazen's bag of lies
domenica 25 settembre 2011 -  commenti
Il Giornale, 24 settembre 2011

Il leader palestinese attacca Gerusalemme e la accusa perfino di apartheid. Invece Netanyahu chiede un incontro per cercare davvero la pace


L’arena della corrida dell’Onu ieri ha infilzato il suo solito toro, Israele. La richiesta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di stabilire unilateralmente, senza nessuna trattativa, uno Stato Palestinese è stata consegnata e annunciata con suono di trombe. Abu Mazen, il presidente palestinese, l’ha annunciato nel suo discorso dopo aver porto a Ban Ki Moon la richiesta scritta. Dall’altra parte Benjamin Netanyahu, il premier israeliano, ha invece riproposto molto decisamente la strada della trattativa diretta: «Sediamo e trattiamo “dughriâ€Â» (si dice sia in arabo che in ebraico), subito, adesso, qui a New York, perché altrimenti non verrà mai la pace, un Paese piccolissimo come Israele deve trattare la sua sicurezza, non regalarla all’Onu, organizzazione - ha detto Bibi - «sempre prevenuta contro di noi». [...]

Il Giornale, 15 settembre 2011

Il migliore amico che ha Israele in questo momento è Hamas: il gruppo terrorista palestinese è contro la dichiarazione unilaterale di uno Stato Palestinese all’ONU. Dice chiaramente che è una perdita di tempo, dato che lo scopo autentico è la distruzione dello Stato d’Israele. Dunque, meglio investire in terroristi e missili. Abu Mazen possiamo invece definirlo un nemico esitante: gli americani (in particolare Obama) sono contrari alla dichiarazione unilaterale palestinese, gli europei tentano di evitare un gesto che rifiuta la trattativa, indispensabile premessa di pace, e che sarà invece un tornado nel mondo arabo. Abu Mazen la sta facendo grossa, si sa che è confuso, ma per ora procede.  [...]

Erdogan makes up his own “Arab springâ€

At this moment, Israel’s best friend seems to be Hamas: the Palestinian terrorist group is against the unilateral declaration of a Palestinian State to be discussed at the UN general Assembly soon. It openly says it is a waste of time since its real aim is the destruction of the Sate of Israel. So, for Hamas it is sincerely better to invest on terrorists and missiles, and they affirm that. On the other side, Abu Mazen can be defined as a hesitant enemy: the Americans are against the unilateral declaration of the Palestinians, while the Europeans try to avoid the rejection of the principle of negotiations. They know that a unilateral declaration will not bring to any peace and will be instead a tornado in the Arab world. But even in his confusion, Abu Mazen is going on straight fro a victory at the UN. [...]

Erdogan opens his hate tour against Israel
martedì 13 settembre 2011 -  commenti
Il Giornale, 7 agosto 2011

Manca solo che l’Onu metta un gatto a presiedere la commissione per la difesa dei topi. Più o meno suona nello stesso modo la terza sessione del 2011 della Conferenza dell’Onu per il disarmo, dato che è presieduta in queste settimane dalla Corea del Nord. Ban Ki Moon ha definito la conferenza come «l’indiscutibile sede di tutti gli sforzi internazionali per il controllo delle armi». Dunque, la Corea del Nord dovrebbe occupare la sedia presidenziale contro se stessa, la sua politica atomica, missilistica, comunista, anticapitalista, antimperialista. E sempre pronta a fornire armi ad altre dittature come la Siria, in questo a braccetto con l’Iran, che aiuta nella corsa nucleare. La Corea del Nord è anche un paese totalitario che fa uso sistematico di mezzi di repressione fra cui atroci campi di concentramento. [...]

Il Giornale, 2 agosto 2011

Forse Bashar Assad ha intenzione di far fuori tutti i siriani e restare da solo a governare un Paese vuoto. E forse glielo lasceremo fare, data l’incertezza con cui tutto il mondo si gratta la testa mentre l’esercito fa le pulizie con i tank, i mitra, le bande che terrorizzano e uccidono chiunque si affacci per le strade. Ieri è stata la quarta volta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dall’inizio della rivolta, se non ne dimentichiamo qualcuna. [...]

The UN Bad conscience: paralysed by vetoes

Il Giornale, August 2nd, 2011

Maybe Bashar Assad intends to kill all Syrians and to rule over an empty Country. And maybe they will let him do so, given the paralysis that characterizes the international attitude toward the cleansing actions of tanks, guns, bands that terrorise and kill anyone who steps into the street.  [...]

Mediorientale
lunedì 1 agosto 2011 -  commenti

RIASCOLTA: 



Nella rubrica "Due sguardi sul Medio Oriente" di questa settimana Massimo Bordin e Fiamma Nirenstein affrontano questi argomenti:

La situazione socio-politica israeliana: nonostante lo sviluppo economico, è sempre più forte la protesta dei giovani che vogliono una casa.

La situazione siriana: il veto di Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza pesa sulla capacità delle istituzioni internazionali di esprimersi con forza contro il regime di Bashar Al-Assad.

I rapporti tra il governo turco e i militari: di nuovo poco sereni a causa di una nuova ondata di arresti di generali.

La democrazia marocchina: la donna è più libera che nel resto del mondo arabo.

Il Giornale, 9 luglio 2011

Quattrocentomila persone in piazza in una città di 700mila abitanti, Hama, in Siria, sono davvero tanti. Un milione in piazza Tahrir, al Cairo, 5 mesi dopo la cacciata di Mubarak, sono un’esagerazione. La temperatura è altissima nel mondo arabo e ci dice che forse le diagnosi e le medicine non erano le più azzeccate. È chiaro che ciò che hanno ottenuto gli egiziani è lontano dal costruire fiducia in quel governo militare che a parte Mubarak e alcuni suoi stretti collaboratori non ha saputo mettere in moto non dico una democrazia, ma nemmeno i processi che dessero ragione, famiglia per famiglia, degli 845 morti nelle dimostrazioni della «primavera». [...]
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