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Mediorientale
giovedì 23 aprile 2015 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Giornate speciali per Israele: si festeggia Yom haAtzmaut, l'anniversario della dichiarazione d'lndipendenza, e inoltre, si celebra la commemorazione dei soldati morti in difesa dello Stato ebraico e delle vittime del terrorismo; un altro principale argomento: il recente studio condotto tra i giovani arabi di diverse nazioni mostra in quale modo vedono le sfide e le odierne crisi che arrivano dal mondo islamico. Queste le principali notizie della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per poi continuare con le notizie che ci arrivano dal mondo palestinese, dalla Turchia e dallo Yemen.
Il Giornale, 10 aprile 2015

Si aggiunge alla biblioteca di brucianti discussioni, alle ferite ancora aperte lasciate dalla storia del secolo passato un'urticante legge Ucraina votata ieri e la risposta molto irritata del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. Il suo direttore Efraim Zuroff ha ricevuto con sdegno un provvedimento di legge approvato a larga maggioranza (254 parlamentari della Rada sui 307 presenti) dal Parlamento ucraino e che compara per legge comunismo e nazismo, mettendo la memoria di ambedue fuorilegge allo stesso modo. Efraim Zuroff ha definito la decisione "Oltraggiosa, una grande bugia che trasforma i carnefici in vittime". Zuroff dice che "la decisione del Parlamento cerca di deviare l'attenzione dei crimini dell'Ucraina durante la Shoah ed equipara falsamente nazismo e comunismo" e aggiunge che l'Ucraina è solo l'ultima delle ex repubbliche sovietiche post comuniste che ha fatto passare una simile legislatura.[...]
Il Giornale, 03 aprile 2015

Un risultato storico, si è vantato Obama del conseguito accordo con l'Iran che ieri sera è stato annunciato, e assicura che qui si è fermata la corsa iraniana verso il nucleare. E' stato un discorso preparato con molta cura, molti particolari, già una risposta al Congresso che probabilmente impugnerà la decisione. Ha cercato di convincere della forza pratica e morale dell'accordo, ha garantito che l'Iran non sarà più in grado di usare un numero sufficiente di centrifughe, ha garantito che non si parlerà più di plutonio perché ad Arak non sarà più possibile arricchirlo, ha difeso con grande entusiasmo la scelta diplomatica la cui alternativa ha detto, è solo la guerra. Ha attaccato gli "uomini scettici" che non hanno creduto nel suo programma, ha lodato il conseguimento di "un buon accordo" in polemica con Netanyahu che ha sempre paventato "un cattivo accordo". E di fatto non sembra a prima vista un buon accordo il risultato della grande fatica di cui Obama è tanto fiero, non appare che siano state stabilite regole che consentano un pieno controllo su un Paese molto abile nel nascondere i suoi segreti, o inventate norme che impediranno, una volta lasciate nella mani degli Ayatollah 6000 centrifughe, l'arricchimento che porti alla bomba atomica.[...]
Mediorentale
giovedì 2 aprile 2015 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin

Il Giornale, 02 aprile 2015

A Obama che sembra molto irritato il suo portavoce Josh Earnest ha laconicamente affermato: "Fin'ora l'Iran non offre impegni tangibili" -e poi ha minacciato- "In caso di mancato accordo l'Iran potrebbe ritrovarsi a subire ulteriori sanzioni più pesanti". E ancora: "Siamo pronti ad andarcene senza accordo". E' un tentativo duro, che riflette l'esasperazione di chi ha puntato tutto il recupero di una politica estera fallimentare su un interlocutore che, come abbiamo scritto ieri, ha sempre fatto lo stesso prevedibile gioco da più di un decennio: avvicinarsi all'interlocutore in giacca e cravatta, tirarla in lungo fingendo di essere pronti a concessioni significative, e poi tirarsi indietro avendo guadagnato altro tempo per seguitare l'arricchimento dell'uranio. Si chiama "taqiyya" ed è il diritto che concede la religione musulmano di nascondere la verità per un fine utile all'Islam.[...]
Shalom, aprile 2015

Israele è una villa nella giungla, circondata dalla vegetazione selvaggia che avanza, da agguati di belve ad ogni angolo, ma la villa, anche se non mancano i problemi, è bella e pulita, moderna, dotata delle migliori invenzioni di hightech, e soprattutto ha un pregio fantastico: mentre tutto intorno la lotta per la sopravvivenza non conosce regole, nella villa vigono le leggi di democrazia, le sue regole sono inviolabili anche dalle più alte personalità. La villa risponde al principio della libertà e della parità dei suoi abitanti, e a quello di difendere gelosamente la propria indipendenza e la propria vita: la scelta delle elezioni della 20sima Knesset è stata proprio quella di non tentare avventure mettendosi alle prese o alla mercé di un mondo che in questo momento appare, data l’insorgenza dell’integralismo islamico e del terrorismo, particolarmente pericoloso, ma di scegliere il realismo, di guardare senza retorica alla vita del Paese come al bene supremo. E’ per questo che Benjamin Netanyahu ha stravinto, nonostante una campagna d’odio che lo ha morso ai garretti da tutte le parti, lo ha attaccato sul fronte dell’economia, della società, della strategia internazionale, della sua famiglia e del suo stile di vita, che ha coniato lo slogan: “chiunque fuorché Bibi”.[...]
Il Giornale, 01 aprile 2015

A meno che non vadano in porto gli sforzi drammatici dell'ultima ora che hanno allungato di poco, fino ad oggi, la discussione, è in stallo l'accordo con l'Iran per ottenere il blocco della sua attività nucleare. Non è ancora chiaro dunque se si realizzeranno i desideri di Obama che dovevano giungere a compimento ieri sera, scadenza per l'annuncio di un accordo destinato a creare un'illusione in più, fonte di pericolo e confusione, e un Iran nucleare consolidato per strada. Addirittura, Benjamin Netanyahu, se l'accordo atteso sarà raggiunto ha previsto che gli Ayatollah avranno l'atomica in appena un anno. Ma la fragilità dell'alleanza dei P5+1, la debolezza del protagonista americano entusiasta, ma strategicamente troppo perdente in Medio Oriente per fornire garanzie d'acciaio hanno rallentato i lavori, e così l'opposizione della Francia dopo la scoperta che l'America trattava sottobanco con gli Ayatollah, e la proverbiale prudenza della Germania, alla fine un accordo ieri non è stato stretto, e se stanotte non si percorrerà la distanza fra le parti, solo a giugno riprenderà la discussione.[...]
Il Giornale, 30 marzo 2015

Ormai semba vicinissimo, salvo imprevisti, quello che Netanyahu ha definito soltato ieri "un accordo con l'Iran ancora peggiore di quello che ci aspettavamo" sul nucleare fra i P5+ 1, ma in realtà fra Obama e il Paese degli Ayatollah. Se lo schema venisse presentato, come ci si aspetta, a Losanna nelle prossime ore, potrebbe prendere la sua forma definitiva già alla fine di giugno. John Kerry dunque, che ieri ha rinunciato a tornare in patria per la celebrazione di Ted Kennedy perché i nodi si stavano stringendo, porterà a termine quella che ormai tutti e soprattutto i Paesi arabi, molto oltraggiati, considerano una sorta di determinazione aprioristica di Obama a disegnare una sua "legacy", una sua eredità morale legata all'ammansimento del nucleare iraniano.
Il Giornale, 26 marzo 2015

Lo Yemen fu indicato da Obama nel settembre del 2014 come un grande successo della campagna antiterrorista degli Stati Uniti, un punto fermo della sua strategia. Certamente quello che accade oggi mette in luce la politica obamiana, ma alla rovescia. Ovvero, proprio lo Yemen sta diventando, dopo la Siria e l'Iraq, la nuova miccia di un conflitto gigantesco. Il Paese è situato su un nodo strategico di traffico e petrolifero, dallostretto di Bab al Mandabpassa il 40 per cento del traffico marittimo, si controlla da là il canale di Suez, lo stretto separa per soli venti chilometri la Penisola Arabica dall'Africa orientale e collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden.[...]
Mediorientale
mercoledì 25 marzo 2015 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Le elezioni in Israele; le strategie post-elettorali dei vari schieramenti; i cattivi rapporti tra Netanyahu e Obama; le reazioni del mondo palestinese alla vittoria di "Bibi"; questi gli argomenti principali della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme per concludere con le recenti notizie che ci arrivano dallo Yemen.
Il Giornale, 25 marzo 2015

Adesso, nel dolore e nello shock, la cosa fondamentale è capire come il jet Germanwings A320, uno degli aerei più sicuri del mondo, abbia potuto precipitare come un ferro da stiro facendo strage di 150 passeggeri. Per ora aspettiamo le indicazioni della scatola nera. Il mondo intero piange le 150 vittime della sciagura, la scolaresca in gita, i due neonati, ciascuno di noi si identifica con le vittime e con le loro famiglie, tanto più quanto più volare è diventato per ciascuno una necessità, una consuetudine. Ma no, un momento, non tutto il mondo. E qui di nuovo con i necessari distinguo, ben consapevoli che il web-space è un maledetto imbroglio in cui un paio di matti possono creare una tempesta d'odio, pure dobbiamo registrare, basandoci su precedenti accertati, che il mondo è diviso in due parti, quella che ama la vita e odia la morte, e quella che ama la morte e odia la vita.[...]
Il Giornale, 21 marzo 2015

Non usiamo più la parola orrore, ormai è pura retorica. Bisognerebbe ormai usare le parole azione, salvezza, muoviamoci. Sono forse una settantina le donne che in Nigeria sono state massacrate nella città di Abubakar Shekau dai terroristi di Boko Haram in una logica pazzesca e nello stesso tempo congeniale alla visione jihadista. Le donne avevano sposato, costrette a forza, i guerrieri del califfato. Quando sono dovuti partire in missione, hanno immaginato che un eventuale loro "martirio" avrebbe lasciato le mogli libere di unirsi a dei cristiani... E hanno preferito ammazzarle tutte. Una di loro, scampata al massacro, Salma Mahmud ha raccontato che mentre le macellavano i mariti promettevano loro che si sarebbero ritrovati in paradiso. Questa è solo uno delle inimmaginabili sofferenze cui le donne sono costrette a sottoporsi in gran parte del mondo. Ma le istituzioni delegate se ne infischiano. Ridiamo per non piangere: chi è nel mondo il peggior violatore dei diritti delle donne? No, non è l'Islam estremo. E' Israele, secondo la più importante delle organizzazioni dell'ONU per i diritti delle donne il CSW (The Commission on the Status of Women).[...]
Il Giornale, 19 marzo 2015

Ha ragione il negoziatore americano Aaron David Miller, mentre Obama fa dire ai suoi che collaborerà con qualsiasi governo eletto dal popolo israeliano: "La Casa Bianca dovrà lasciare lo champagne in ghiaccio per un altro po’". E non brinderanno nemmeno parecchi notabili dell'Unione Europea che si erano già preparati, nei giorni in cui i sondaggi gli davano quattro seggi di meno della sinistra (21 a 24) a gettare Benjamin Netanyahu nella spazzatura della storia. Il coro dei giornalisti che piamente difendono sempre i palestinesi contro Israele, non brinderà.[...]

Il Giornale, 18 marzo 2015

Il dramma continua: sia l'Unione sionista, ovvero il partito della sinistra di Buji Herzog e il Likud di Benjamin Netanyahu hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di seggi, 27 a testa. Le carte adesso sono tutte quante in mano ai partiti minori, che di fatto determineranno la coalizione che dovrà governare il Paese. Il pareggio di Netanyahu con Herzog, dopo che nei giorni scorsi la sinistra batteva Bibi 24 a 21, è una sorpresa, un recupero sorprendente che dimostra come ancora la presa del primo ministro in carica sia capace di forza e di mobilitazione. Un'eventuale coalizione di Netanyahu tuttavia risulta di 54 seggi contro i 56 della sinistra.Tuttavia ancora alcuni giocatori di primo piano non hanno detto la loro. Ovvero, Israele non ha né un Primo ministro né una coalizione. Il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin deve aprire le consultazioni e incaricare il personaggio cui andrà il numero di seggi sufficienti, sui 120 della Knesset, per formare un governo. Dipende da un bizantino ricamo di consensi, ma certo per primo Rivlin tenterà il governo di coalizione.[...]
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