Il Presidente a Berlino propone: via un terzo degli arsenali. Fa il verso ai due giganti che fecero la storia con una frase, in ben altri tempi. Ma lui parla troppo e sbaglia obiettivi
Sia Kennedy che Reagan dissero quattro parole a testa alla Porta di Brandeburgo, uno nel 1963, l’altro nel 1987. John disse: “Ich Bin Ein Berlinerâ€, due anni dopo che il muro fra il mondo comunista e quello democratico era stato eretto. Voleva dire che il muro era il maggiore segnale del fallimento del comunismo e aveva ragione. Voleva riaffermare che gli Stati Uniti erano completamente, assolutamente anticomunisti e che avrebbero combattuto per i sudditi del comunismo come fossero stati loro cittadini. Ronald Reagan, dopo che tutti i consiglieri e i diplomatici glielo avevano caldamente sconsigliato, disse invece: “Tear down this wallâ€. Tira giù questo muro, se pensi davvero alla giustizia e alla libertà , signor Gorbaciov. C’era abbastanza decisione, ispirazione e insieme anche severità (fu Reagan a promuovere il decisivo emendamento Jackson and Vanick che aprì le porte dell’URSS) come si usa fra gente sincera, nella formula semplice usata dal presidente americano nel 1987, quella di chi sente che la storia preme, che ci siamo, e che non c’è bisogno di argomentare le proprie ragioni se si ha ragione. C’era poco da spiegare, molto da fare.[...]
IlGiornale, 18 giugno 2013 Il ragazzo ligure è figlio della nostra cultura zoppicante che sceglie la fuga più trasgressiva. Un furore etico che non lascia scampo
È tragica ed enigmatica la notizia che il Giornale ha ricevuto in queste ore. Un ragazzo ligure di 20 anni avrebbe perso la vita combattendo nelle file dei ribelli anti Assad in Siria, ovvero si sarebbe unito alla guerriglia sunnita legata all’islam più belligerante, affascinato da quella che a lui è parsa come la guerra in cui giocarsi l’esistenza. Non è certo il solo fra i nostri ragazzi che sia stato travolto dalla jihad, è invece uno dei tanti figli della nostra zoppicante cultura che sceglie la fuga più trasgressiva che riesce a inventarsi: quella di una immaginaria purezza che lo invola e lo assolve da tutte le cose del nostro mondo, dal consumismo, dalla promiscuità sessuale o semplicemente dalle ragazze ammiccanti e infide, dal vizio (come l’alcool, per esempio) e lo purifica in un fuoco che gli farà cambiare il mondo conquistandolo alla vera fede, alla redenzione. Compito magnifico.[...]
Mentre raduna in piazza i suoi sostenitori, il premier non ferma la repressione: agenti chimici negli idranti
Capulcus in turco vuol dire vandalo. Tayyp Erdogan, il premier turco, nei giorni scorsi ha usato questa parola molte volte per definire la tipologia dei dimostranti di ogni colore politico, di ogni religione e etnia, di tutte le età che anche ieri, dopo essere stati ferocemente picchiati e cacciati nella notte da piazza Taksim, hanno osato riprendere le strade sfidando una polizia che palesemente aveva ricevuto indicazioni draconiane per schiacciarli. Vale la pena di ricordare subito che l’esercito non è mai comparso in piazza nella sua classica funzione di guardiano dell’ordine costituito. I cortei sono stati due ieri nelle strade di Istanbul, quello dei sostenitori di Erdogan e quello del “movimento di protestaâ€. Ma il secondo, che appunto aveva ricevuto poche ore prima dell’assalto notturno l’intimazione a sgomberare per lasciare la piazza alla gente dell’AKP di Erdogan che tiene il Paese dal 2002, ci è tornato sfidando la paura, le ferite, persino la morte.[...]
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin
Puntata ricca di argomenti quella di questa settimana. Si inizia analizzando la crisi siriana che sta contagiando anche i Paesi vicini e che preoccupa molto Israele soprattutto di fronte ad un Assad che sembra stia uscendo vincitore dal conflitto che da anni dilania la propria nazione e un’intervista da poco rilasciata dal rais siriano ci svela quali sono gli accordi che tengono in vita Assad mentre che Obama sta facendo tutta una serie di colloqui per inviare ai ribelli siriani “armi letali†che intanto continuano a perdere zone del Paese.
Dalla Siria all’Iran, per spiegare chi sono i candidati che si sfideranno alle elezioni presidenziali, come la popolazione sta vivendo questa nuova tornata elettorale, quali censure ha subito la stampa iraniana e quale potrebbero essere gli scenari futuri che si presenteranno in un Iran ancora più vicino al nucleare come dimostra un nuovo rapporto Aiea. In conclusione di puntata, invece, si danno due notizie che ci portano a Gaza, dove ci si prepara a nuove impiccagioni, e in Egitto, dove si stanno restaurando i rapporti con il Vaticano dopo la frattura di Ratisbona.
Il rais guadagna terreno. E rivela: la Banca mondiale vuole fare affari con me
Al tempo della Guerra Fredda due grandi schieramenti attraversavano i confini geografici: l’una e l’altra parte combattevano accanitamente quella che sentivano come la battaglia più importante per le sorti del mondo. Oggi intorno alla questione siriana e in genere islamico-mediorentale una sola parte combatte con decisione, ed è quella dei cattivi: infatti sta vincendo. Siamo sempre stati convinti che alla fine vincano i buoni, ci hanno abituato così i film americani. Non è più vero.
I bad guys stanno vincendo e non con le armi che piacciono a noi, le parole, non con la prossima conferenza di Ginevra, non con i discorsi di Obama o i balbettamenti dell’UE: vincono intimidendo, bruciando, scannando, esplodendo. Una prova ne è la tracotante dichiarazione di Assad al quotidiano libanese Al Akhbar secondo la quale “i Paesi occidentaliâ€, dice lui, gli propongono sotto il tavolo grandi business nel campo delle costruzioni e dell’estrazione del petrolio e del gas, dato che ce ne dovrebbe essere parecchio lungo le coste. “Persino la Banca Mondiale†-ha detto Assad- “che si muove eseguendo ordini americani, mi ha proposto un generoso affare: 21 miliardi in prestito a tassi agevolati, e ha espresso il desiderio di finanziare i progetti di ricostruzioneâ€. [...]
Il Giornale, 10 giugno 2013 Quando cade un soldato si chiede il rientro delle missioni. La verità è che manca la vicinanza a quegli uomini
La guerra è un argomento facile: si sa bene che è insopportabile, che colpisce a caso e con cattiveria, è irrazionale. Il nostro ragzzo ucciso due giorni fa avrebbe dovuto tornare a casa nell'ambito del progressivo sgombero previsto per gran parte delle truppe Isaf Nato entro il gennaio del 2014. La guerra è brutta, l'istinto più naturale è quella di voltarle le spalle specie quando uno dei nostri muore non difendendo la sua casa, la sua famiglia, ma una casa e una famiglia lontanissime, mentre su di lui e i suoi compagni si affollano insensate accuse di desiderio di dominio. Tanto più l'istinto di andarsene è prepotente quando la guerra non va tanto bene, quando si deforma rispetto ai tuoi progetti. E in Afghanistan ce n'è stato di che: i talebani seguitano a rappresentare un nemico per Karzai anche quando ci parlerebbe, egli a sua volta non avrebbe certo retto senza il deciso sostegno occidentale. Le frazioni etniche e religiose del Paese, ben più variegate di quelle dei Pashtun che rapprentano la forza centrale e l'alleanza del nord dei Tagiki, gli Uzbeki, i Hazari, beneficiari dell'intervento Nato hanno molti nemici.[...]
I talebani si vantano pubblicamente che a scagliare l’ordigno sia stato un ragazzino. Ma non è vero che non amino i loro figli: pensano che sia giusto farne degli assassini
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin
La puntata di questa settimana de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme inizia dalla Palestina dove il presidente Abu Mazen ha nominato un accademico, Rami Hamdallah, già Rettore dell'Università "Al Najah" di Nablus, a ricoprire il ruolo di Primo ministro al posto di Fayyad. Intanto, per la quinta volta dall’inizio del suo mandato il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry sta arrivando in Medio Oriente per cercare di far riavviare i colloqui tra israeliani e palestinesi. Ma quali sono le richieste e le precondizioni che già sono state portate avanti dalla Palestina?[...]
Lo scorso 30 maggio si è conclusa la 4° Conferenza Internazionale del Forum globale per la lotta contro l'antisemitismo (Global Forum for Combating Antisemitism ) tenutasi a Gerusalemme e organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero per gli Affari di Gerusalemme e la Diaspora, per discutere, attraverso 10 gruppi di lavoro differenti, modelli praticabili per affrontare la sfida globale che pone l’antisemitismo.
La tragedia che si trasforma in farsa non è una novità . Ed ecco una storia di sciacalli. La Siria, tutta contenta che il suo nemico Erdogan, primo ministro turco, si trovi nei pasticci a causa delle grandi manifestazioni che ieri sera hanno di nuovo occupato le piazze di Istanbul, fa una sua mossetta distraendosi per un secondo dalla sepoltura di tutti gli assassinati. Dall’inferno di sangue in cui nello scontro con Assad sono stati uccisi più di 80mila cittadini, il suo Ministero degli Esteri consiglia, che, date le dimostrazioni in Turchia, i turisti siriani (me li vedo, tutti coi pantaloncini corti e gli occhiali da sole per una vacanzina dall’inferno) non vadano in Turchia.[...]
Questo è un servizio televisivo in ebraico mandato in onda dalla rete israeliana Channel 10 che riprende l'arrivo di Fiamma Nirenstein in Israele per la sua Aliyah.