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Mediorientale
mercoledì 1 ottobre 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



I toni aggressivi del discorso di Abu Mazen all'Onu; gli obiettivi di Abbas; le risposte di Netanyahu; la questione del nucleare iraniano; la reazioni dell'Egitto e le ripercussioni sui negoziati di pace; questi gli argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per poi continuare a parlare di ISIS, delle flebili reazioni dei musulmani moderati e di quelle di alcuni commentatori arabi come Hisham Melhem con il suo The Barbarians Within Our Gates, per poi concludere con una notizia su Ardeshir Hossein-Pour, lo scienziato che lavorava in uno dei principali impianti di trattamento di uranio iraniani, ucciso nel 2007, da “soffocamento da gas”: all'inizio venne data la colpa a Israele mentre ora nuovi indizi conducono a Teheran.
Il Giornale, 30 settembre 2014

Uno pensa che nel Medio Oriente ci sia poco da scherzare. Ieri nel suo discorso all'ONU Netanyahu ha fatto un allarmato elenco: l'ISIS che tagliando le teste vuole raggiungere il califfato mondiale, l'Iran che lo fa costruendo la bomba atomica, gruppi terroristi che fioriscono anche da noi nonostante lo sforzo internazionale... Quadro poco allegro. Ma qualche giocherellone resta sembra in giro ed è il solito funambolo: il Qatar, patria di pozzi di petrolio (800mila barili al giorno), finanziatore di tutte le primavere arabe ma anche della FIFA, papà di Al Jazeera, simpatizzante e ospite della Fratellanza Musulmana e di Hamas finché li ha cacciati per far parte dell'alleanza obamiana.[...]

Il Giornale, 27 settembre 2014

Forse è solo un caso di esaltazione e di follia, ma il fatto che un impiegato in Oklahoma abbia tagliato la testa a una sua collega che rifiutava di convertirsi all'Islam si collega pesantemente al clima di paura, di orrore, di tensione di questi giorni. L'uomo era anche stato licenziato recentemente, e quindi poteva trovarsi in uno stato nervoso particolare: fatto sta che il taglio della testa non è certo previsto fra le sindromi nervose correnti, mentre purtroppo lo è fra le pratiche politiche a cui l'ISIS ci vuole piegare. Ricordiamo l'annuncio dell'ISIS del 13 settembre? Diceva: "Preparate le autobombe e le cinture esplosive, preparatevi a colpire e a fracassare teste".[...]

Il Velino, 21 settembre 2014

Intervista di Andrea Di Nino a Fiamma Nirenstein

L’accordo stipulato ieri fra Hamas e Fatah per un ritorno ad un governo unitario nella Striscia di Gaza è uno “scandalo morale di dimensioni gigantesche”. Lo ha affermato Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice presidente dell’International Council of Jewish Parliamentarians, intervistata dal VELINO. Se il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen - ha spiegato Nirenstein - vuole essere considerato moderato, “che faccia il moderato”: non c’è nulla di moderato nel fare un “accordo con un’organizzazione terroristica, catalogata come tale dall’Europa, dagli Stati Uniti, da tutti”. Certo – ha aggiunto Fiamma Nirenstein, già parlamentare e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati – “c’è un grande desiderio da parte del mondo, da parte degli Stati Uniti, dell’Onu e dell’Egitto, di vedere Fatah implicato nel controllo di Gaza”. C’è anche da parte di Israele, anche se decisamente con maggior cautela, visto che su Fatah senza dubbio “la sa più lunga”. Un’idea molto diffusa, basata su una visione umanitaria vuole che, in fondo, “una presenza di Fatah potrebbe risultare in una garanzia per il futuro”, e magari garantire una maggiore sicurezza per quella zona del Medio Oriente. “Naturalmente ci spera in particolare l’Egitto, che – spiega Nirenstein - è il più acerrimo nemico di Hamas. E ci spera anche Israele”.[...]

Quante insidie nell’aiuto degli arabi
mercoledì 24 settembre 2014 -  commenti
Il Giornale, 24 settembre 2014

Gli echi della guerra in Siria per la prima volta si sentono nel giardino della Casa Bianca: da là, salendo sul'elicottero che lo porta a New York all'Assemblea Generale, Obama ci tiene a dare al suo proclama un tono schivo, modesto, un po' troppo per una guerra: "Batteremo i terroristi ovunque si trovino, operiamo con una coalizione di cinque Stati arabi amici che combattono insieme a noi". Nella sua espressione fredda, sempre un po' snobisticamente seccata quando è costretto a parlare di guerra, non c'è lo scenario apocalittico della battaglia, quello vero, un Medio Oriente con 14 milioni di profughi, in cui in queste ore i curdi fuggono a centinaia di migliaia inseguiti dalla follia dell'ISIS, la fame attanaglia tutte le popolazioni, la morte si aggira con la sua falce. La tetra passione per la morte dei terroristi non si scontra dall'altra parte con un'entusiasta fiaccola di vita, ma con una coalizione spuria, che sa già che una guerra non può esser vinta solo dall'aria.[...]
In Medio Oriente un nemico che unisce
domenica 21 settembre 2014 -  commenti
Il Giornale, 21 settembre 2014

Anche se le notizie sull'ISIS abbondano, non possiamo credere che l'organizzazione dei tagliateste muova il mondo e costringa il vecchio gigante a cambiare posizione, da un fianco all'altro, da supino a prono. Anche ieri tutti i fronti sono stati mobilitati: in Vaticano e in Belgio (è stato sventato un attentato) tutte le polizie internazionali sono in movimento, il Papa è a rischio. Negli Stati Uniti Obama ha tenuto un discorso a lato del Consiglio di Sicurezza ora presieduto dagli USA, in cui trasmette ancora un doppio messaggio: è determinato a battere l'ISIS, ma invece di individuare bene la strategia parla di diplomazia:"Siamo già più di 40", ha detto "questa non è una guerra americana" e così via, anche se, dice, gli USA hanno il ruolo principe. Gli USA e la Francia sono certo al momento gli alleati più attivi con i droni (Hollande si è vantato di aver ucciso con i cacciabombardieri Rafale decine di terroristi), ma al momento è lo scenario mediorientale e dintorni che si modica come plastilina, che disegna scenari geopolitici incontrollabili senza una mente che controlli o che almeno capisca. Lo sfondo è lo spiazzamento di 14 milioni di persone mosse dalla guerra e dalla fame, la metà dei siriani e un decimo degli iracheni vagano per deserti e montagne.[...]
Mediorientale
giovedì 18 settembre 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Le dimissioni dal governo e dal partito del ministro dell'Interno e numero due del Likud, Gideon Sa'ar, i nuovi rapporti dell'intelligence israeliana sui finanziamenti del gruppo terroristico ISIS, i dubbi sulla "coalizione dei 40" messa su da Obama per neutralizzare il Califfato Islamico, l'analisi sui vari Paesi arruolati in questa coalizione e approfondite spiegazioni sulla riluttanza del governo di Ankara a prendervi parte, questi gli argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per concludere con un'interessante notizia che ci arriva dall'Iran.
Il Giornale, 14 settembre 2014

E' un ordine di attacco immediato al mondo in cui viviamo. Da ieri i militanti dell'ISIS hanno ricevuto un ordine eccitante, uccidete e suicidatevi, e lo hanno avuto con due video e un tweet: lo Stato Islamico, dice il video rispondendo due giorni fa alla preparazione dell'azione internazionale di Obama, "resiste nonostante i vostri complotti, le armi... le munizioni immagazzinate". Ora risponderemo dice l'organizzazione di Al Baghdadi e lancia il suo appello ai combattenti: "Individuate i vostri obiettivi, preparate le autobombe, le cariche e le cinture esplosive per colpire duramente e fracassare le teste". Il primo video mostra come sfondo una vasta gamma di nemici, da Obama, ad Abdullah, a Cameron. Il tweet invita il Cairo a prepararsi a una sorpresa, mentre chiede alla Fratellanza Musulmana di forgiare un'alleanza con ISIS. Il secondo, mostra una bandiera nera che avvolge e inghiotte quelle americana, israeliana, tedesca, inglese.[...]
Il Giornale, 13 settembre 2014

Dopo che la la forza del destino ha obbligato Obama, il presidente dei ritiri unilaterali e del discorso del Cairo a dichiarare guerra all'ISIS si capisce che passare dalle parole ai fatti, non sarà facile. Arrivano le critiche dei migliori amici delusi, come il New York Times, si precisa lo scenario che secondo nuovi dati della CIA ci informa che i militanti impegnati in battaglia non sono, come si pensava 10mila, ma fra i 20mila e i 31mila. I video delle decapitazioni, le dichiarazioni di entusiasmo con accento inglese o italiano per la proclamazione dello Stato Islamico hanno dato i loro risultati. La jihad è fashionable fra i giovani islamici. Già il numero dei nuovi soldati sul campo, detti "consiglieri"da 1600 a 2075, appare esiguo, e impossibile la promessa di non consentire "stivali sul terreno"[...]
Shalom, settembre 2014

Niente è stato mai più evidente, più trasparente della guerra Zuk Eitan che stenta a concludersi. Sia le due forze in campo che i motivi dello scontro non lasciano spazio a dubbi, la loro natura e la loro dinamica sono evidenti, quindi tanto più dolorosa è l'ondata di odio, di antisemitismo mai visto prima che ha invaso l'Europa. Che una manifestazione a Berlino potesse inalberare cartelli con scritto "morte agli ebrei" è una vera tragedia per l'Europa, che mostra così di aver perduto la memoria e l'onore. Ho raccontato più volte nei dettagli come la guerra sia scoppiata il 7 luglio senza possibilità di scelta e con molta ritrosia da parte di Israele e come non abbia niente a che fare, come invece è stato suggerito, con una eventuale "vendetta" per il rapimento e l'uccisione dei tre studenti. In quel caso, l'azione di Israele è consistita in un doveroso rastrellamento del territorio intorno a Hevron, che non ha niente a che fare con Gaza, e che si è fermato esattamente nel momento in cui purtroppo sono stati trovati i corpi dei ragazzi.[...]
Il Giornale, 31 agosto 2014

Quando Magdi Allam stava ancora a Repubblica un suo servizio del 6 giugno 2003 mi fece sentire che non ero sola a spiegare come erano fatti i terroristi dal mio punto di osservazione, la "Seconda Intifada" e lo spiegava da Roma: era il racconto nudo e onesto di un discorso tenuto nella Grande Moschea dall'imam. Magdi con coraggio e fedeltà riportava quello che aveva sentito: "Annientare i nemici dell'Islam"; "Distruggeremo..."; "Uccidere, fare a pezzi...". La violenza verbale, la condanna totale dell'Occidente, uno stupefacente uso dei testi sacri per giustificare l'odio teologico furono testimoniate da Magdi in Italia per la prima volta. Allam non si volle piegare a questa sorpresa, benché già allora l'Italia e l'Europa aborrissero il collegamento terrore-Islam e rifiutassero di considerarlo come legittimo oggetto di dibattito. Molti di quelli che l'hanno fatto per onestà intellettuale e per dovere di cronaca come la sottoscritta, hanno dovuto chiedere aiuto alle forze dell'ordine. [...]
Mediorientale
venerdì 29 agosto 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin






Israele ha vinto
mercoledì 27 agosto 2014 -  commenti

Nessuno deve farsi intrappolare dalle urla e dagli spari di “vittoria” di Hamas, cui si accompagnano in queste ore i ghigni dei terroristi di tutto il mondo. Nel 1967, conclusasi la Guerra dei Sei Giorni, dopo una storica sconfitta l’Egitto gridava alla vittoria. Hamas ha perso e Israele ha vinto non solo con l’uso di un esercito valoroso che ha combattuto con le mani legate dietro la schiena, ma per lo spirito che lo anima.

Israele vince perché Hamas non ottiene nessun vantaggio significativo; ha perso alcuni fra i suoi capi più importanti; la sua riserva di armi è decimata; le sue gallerie distrutte per il maggiore numero; Gaza ha ha riportato danni molto importanti; ha perso un numero molto alto di cittadini; in definitiva ha accettato semplicemente la proposta egiziana che Israele aveva accettato fin dal primo momento, ovvero trattare solo dopo il cessate il fuoco; Abu Mazen prende una grande parte del suo potere nel territorio di Gaza controllandone, così sembra, gli ingressi; Hamas è isolato nel mondo arabo: solo il Qatar e la Turchia sono dalla sua parte, mentre si sta formando uno schieramento moderato che tende invece ad avvicinarsi alle posizioni di Gerusalemme.[...]


Prove di (vera) tregua Israele-Hamas
mercoledì 27 agosto 2014 -  commenti

Il Giornale, 27 agosto 2014

Forse sono finiti o almeno sospesi i cinquanta giorni di guerra senza respiro fra Israele e Hamas, la peggiore delle tre che Israele ha dovuto combattere. E' stata proclamata una tregua senza termine, a partire dalle otto di ieri sera, ora israeliana. Nel primo pomeriggio dal Cairo hanno cominciato a pervenire le notizie sia da Abu Mazen e dal capo politico di Hamas dentro Gaza, Ismail Hanjeh, che da parte dei mediatori egiziani. Solo verso le sette Israele ha annunciato una riluttante adesione: anche la migliore speranza di pace non può ignorare la pioggia di più di cento missili che ieri poco prima dell'inizio della tregua ha ucciso il cittadino di un kibbutz e ne ha feriti gravemente tre e che durante la mattinata ha fatto a pezzi un giardino di infanzia a Ashdod ferendo 68 persone fra cui sei bambini dai due agli otto anni. [...]

Il Giornale, 23 agosto 2014

La lettera che una settimana prima dell'esecuzione gli uomini (uomini?) dell'ISIS hanno inviato alla famiglia di James Foley è un sommario ideologico e politico che porta con sé una dichiarazione di guerra a noi, proprio a noi. Nella lettera c'è tutta la storia del terrorismo islamico e il suo rinnovamento attuale: dal disgusto per la società occidentale in stile fratellanza musulmana, alla minaccia escatologica di Bin Laden, fino all'isterismo proprio della comunicazione dell'ISIS. L'ISIS lungo i suoi capoversi sceglie la sua solita strada: l'omicidio di massa dettato da un'incontenibile ira, una crisi di nervi, uno stato estatico che grida "non ci fermeremo finchè non placheremo la nostra sete del vostro sangue". L'ISIS usa un inglese corretto (del resto il boia John e in genere i custodi dei prigionieri sono britannici) descrivendo le buone ragioni dell'Islam contro l'Occidente; e poi, però, trascende ogni limite, mostra nella scrittura lo stesso accanimento tagliateste e smembratore dei video in cui si pregia di mostrare centinaia di esecuzioni sommarie, sangue e ancora sangue.[...]

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